martedì 24 dicembre 2013

Natale di gioia

Sono più bambina dei bambini, più gagna dei gagni come dicono qui.

Albero sempre acceso, questa sera davanti al camino metteremo oltre a biscotti e latte anche le carote per le renne, il nostro Piccolo Uomo insiste per lasciare qualcosa pure a loro. Nonno Lupone domattina si travestirà da Babbo Natale per il consueto saluto dal giardino, ho nascosto ovunque i mille pacchi per Piccolo Uomo e Gattina, son così rompiballe da essermeli già fatta dare da tutti ma vuoi mettere l'espressione di puro stupore nel trovare la casa piena di doni?!? Oggi abbiamo persino fatto volare la letterina per Babbo Natale appendendola a una lanterna volante... che lo spettacolo di Piccolo Uomo col naso all'insù è impagabile. 
Ve lo dicevo che sono la prima bambina di casa, ma Piccolo Uomo è un ottimo socio, è euforico e gioioso dall'alto dei suoi tre anni. La Gattina è al suo primo Natale, ma son sicura apprezzerà la confusione eh eh.

Perché vi racconto questo? In fondo è solo un Natale con bambini piccoli per casa, di quelli come mille altri al mondo. E invece voglio urlarlo: oggi è gioia pura. Di quella che non pensavo di provare mai più. Di quella che 15 anni fa mentre ero da sola su un treno la mattina di Natale pensavo veramente di aver perso per sempre. Oggi ho il cuore caldo e le mani impegnate in abbracci. Oggi mi sento viva. Oggi sono tornata a respirare con la pancia.

Ed è grazie a te, piccola stella che brilli da lassù che sono una persona migliore, che so godermi l'attimo. Come vedi forse ho davvero imparato a vederti ovunque, perché tu sei sempre con me.
Buon Natale a te, stellina, e a tutti voi che passate di qua perché sia davvero un Natale di gioia e rinascita. 


sabato 14 dicembre 2013

Il maternity blues di Tiasmo

Una filastrocca così divertente e vera che mi ha fatto ridere e pensare. La sottoscrivo parola per parola, come figlia e come madre. Ho girato il link a tanti e ora la voglio suggerire a voi.

Lei è una blogger strepitosa, andate a dare un'occhiata qui.

mercoledì 4 dicembre 2013

E son soddisfazioni

Fino a poco fa era praticamente muta, mille sorrisi e nemmeno un ghe-ghe. Da 5 giorni va così...

Io le dico: mam-ma
Lei ripete: paaa-pa

Io riprovo: dove è mam-ma?
Lei: paaa-pa (e intanto pensa: che domanda assurda, sei di fronte a me, mah)

Io insisto: chi ti sta dando la pappa?
Lei (sfinita): paaa-pa
Io applaudo: bravissima, hai detto pappa!!!

E son soddisfazioni, io disponibile h24 e papà Gabbiano una meteora che la fa ridere e giocare. Ma chiama lui.

Buon per te piccoletta, ti va bene che hai quel sorriso irresistibile. Un bacio, la tua mam-ma

martedì 3 dicembre 2013

Bella come una nuvola

Ciao piccoletta,
lo sai che sei una meraviglia, vero?
Chissà se te lo dico abbastanza, chissà.

Ieri quel poeta di tuo fratello ha esclamato: sei bella come una nuvola! lasciando tutti noi a bocca aperta, perché aveva perfettamente ragione, al solito i bambini sanno cogliere l'essenza delle persone. Anche secondo me tu sei davvero come una nuvola: non per il vestito bianco che ieri indossavi, ma perché sei una bambina lieve e sorridente proprio come le nuvole. 

Allegra, socievole, una piccoletta intraprendente e curiosa. Ti svegli sorridendo, a volte nemmeno ci chiami, gorgheggi appena in piedi nel tuo lettino e poi parti in quarta, che tu sei l'unica di noi quattro ad ingranare subito la marcia al mattino. Sveglia, non ho tempo da perdere sembri voler dire. Divori il latte e poi via tum-tum-tum tu avanzi imperterrita, gattonando come una scheggia per inseguire me, il gatto e tuo fratello, non necessariamente in quest'ordine. Sorridi e parti alla ricerca dello spigolo più pericoloso, della gamba del tavolo più insidiosa, del gioco da grandi più appuntito. Mica per niente ti chiamavo Intrepida quando eri l'inquilina della mia pancia, si vede che già intuivo. Quando cadi difficilmente piangi, al massimo ti fermi un attimo allunghi il braccio verso di me e poi riparti con gli occhi che danzano di felicità. 

Perché i tuoi occhi ridono e questo ripaga ogni mia fatica, ogni mio momento di stanchezza, ogni volta in cui vorrei soltanto sedermi per cinque minuti di fila e non far nulla. Tu sorridi e strizzi gli occhi, poi abbassi la fronte verso la mia e ti fai annusare il collo. E allora tutto mi sembra più facile, tutto più semplice. Perché tu rendi ogni cosa più leggera.  

La leggerezza, tesoro, è un dono, tienilo stretto e abbine cura.

Un bacio, la tua mamma

venerdì 29 novembre 2013

Cose che capitano solo a me

Aggiornamento: sabato ho trovato un nuovo biglietto sul mio parabrezza, nascosto da 2 cm di neve ma ancora leggibile. I miei "eroi" hanno risposto, firmando con il loro nome questa volta: mi ringraziano, ma ribadiscono che il loro è un gesto gratuito. Grazie ragazzi, speriamo che i miei piccoletti vengano su come voi. Quasi quasi ogni tanto vi lascio due righe sotto il tergicristallo, eh eh, cari i miei angeli custodi.
--------------------------------------------------------

Distratta son distratta, si sa. Testa tra le nuvole, sempre di corsa, ogni mattina la caccia al tesoro per trovare occhiali e cellulare. Che metterli nello stesso posto alla sera nooo, troppo facile.

Per dirne una, qualche anno fa squilla il cellulare: è il direttore della mia banca, oddio che succede, datemi subito un bicchiere d'acqua. Buongiorno, volevamo solo avvisarla che ieri sera una signora ha ritrovato il suo bancomat al distributore automatico di benzina e lo ha portato da noi, quando vuole può venire a ritirarlo. Io nemmeno mi ero accorta di averlo perso, gulp. E nemmeno un grazie perché questa signora gentile resta una sconosciuta.

Oggi però credo di aver superato il mio record personale, ehm ehm
Salgo in auto per portare a scuola Piccolo Uomo e trovo questo biglietto accanto al volante: 

Salve, abbiamo trovato le chiavi della sua auto sul marciapiede, per sicurezza le abbiamo messe nel seggiolone davanti. 
PS non abbiamo toccato nulla :)
Cordiali saluti, gli eroi di San Mauro

Grazie miei "eroi", perché ho iniziato la giornata ringraziandovi mille volte mentalmente. Io vi immagino come un gruppetto di quindicenni onesti e spiritosi, che pur sghignazzando allegramente sulla mia distrazione mi han tolto dai guai.
Stasera metterò un biglietto per voi sul parabrezza, se vi fate riconoscere almeno vi offro da bere.

martedì 19 novembre 2013

Stesso collare, altra me





Se vi capitasse di vedere una ragazza alta, con gli occhiali e i fianchi morbidi che, rigida come un palo, attraversa la strada con lo sguardo fisso a ore 12 vi supplico: siate gentili, fatemi arrivare incolume dall'altro lato, non sono distratta né me la tiro, è solo che per la TERZA volta in vita mi è toccato mettere il collare dopo un tamponamento e il mio campo visivo è piuttosto limitato.

Ormai ci rido sù, e faccio ridere amici e parenti: è la quarta volta che mi tamponano, ero ferma a un semaforo, a mezzanotte passata, in una strada semi deserta a tre corsie per senso di marcia, oltretutto ora guido raramente visto che sono a casa in maternità. E poi io sono famosa per essere una lumaca prudente al volante, una che fa attraversare i pedoni sulle strisce e dà la precedenza. O forse il problema sta tutto lì: dovrei smettere di fermarmi ai semafori rossi, proseguire incurante, tanto per me è più pericoloso così visto che a quanto pare ho un bersaglio tipo freccette disegnato sulla schiena. Chi fa centro vince un CID e tutta la mia comprensione perché pur avendo un caratteraccio non riesco MAI ad arrabbiarmi con chi mi centra, son troppo sollevata di esserne uscita viva.

C'è solo una piccola, insignificante differenza rispetto alle altre volte in cui ho indossato il collare: ho due belvette bambini per casa. Quindi altro che riguardarmi, non sollevare pesi, cercare di rilassare la muscolatura bla bla. Tanto per dire ho sviluppato una tecnica tutta mia per cambiare pannolini senza abbassare lo sguardo, cullare una Gattina lagnosetta che dovrebbe dormire e invece è ovviamente sveglia mentre è ora di preparare la cena, sbucciare mandarini e tagliare bistecche senza guardare nel piatto, tagliare le castagne con la mano destra mentre la Gattina pisola vicino al mio orecchio sinistro e contemporaneamente cercare di rilassare le spalle, eh eh. Forse non sarà la cura standard prescritta dai medici, ma il buonumore e l'autostima sono assicurati.

PS Grazie a Lucy per l'interessante chiave di lettura: forse ero davvero in ansia da prestazione, perché sì, era una delle tre volte all'anno in cui guido l'auto di Papà Gabbiano, ah-a. E poi sì, ero in giro, da sola, di notte dopo una serata con le amiche, solo donne e niente bambini... dite che lo svedese 21enne che mi ha centrata fosse semplicemente la personificazione del senso di colpa della madre-che-si-ritaglia-tempo-per-sé?

lunedì 4 novembre 2013

Tu mi fai un regalo

In cucina, ore 20 circa.
A tavola ci sono due adulti e un bambino di tre anni che finiscono di cenare, mentre una neonata li osserva attenta dal seggiolone.

Mamma, ho pensato una cosa, sai mamma, ho avuto una bella idea, proprio una bella idea... siccome sono stato bravo bravissimo questa sera, ho mangiato tutti i 5 bocconi che volevi tu anche se io non li volevo più, ecco ho avuto una bella idea... tu mi fai un regalo e io mangio la frutta sul divano davanti alla tv mentre guardo Peppa. Proprio una bella idea, eh? Mi dai la frutta sul divano? Mamma mamma mamma... mi fai un regalo? 

Papà Gabbiano e io siamo ovviamente scoppiati a ridere e il nostro Piccolo Uomo ha ottenuto quel che voleva.
Che saranno mai due mandarini sul divano.

Diciamo che ci andava di premiare la creatività, diciamo che tutte queste parole dette esattamente così tutte di un fiato meritavano un'eccezione, anche solo come buona alternativa al capriccio.

Facciamo finta che non abbia appena insegnato a sua sorella come fregarci. Lesson number one, stay tuned.

mercoledì 16 ottobre 2013

Babyloss

Nella mia cucina questa sera brilla una candela alla vaniglia. Il perché lo spiegano bene Silvia e Elle, come solo loro sanno fare.

Anche se fa paura, una paura pazzesca, facciamoci coraggio e cominciamo a parlare di babyloss. Per loro, per noi.
Quattro anni fa al rientro in ufficio decisi di parlarne: pancia improvvisamente disabitata alla 12' settimana, cuore in frantumi, ma nessuna voglia di mentire. Con mia grande sorpresa altre tre colleghe raccontarono solo allora di aver perso il loro bimbo nelle prime settimane. Le vedevo ogni giorno da anni e non lo sapevo. 
 
Piccolo tesoro che per primo hai abitato la mia pancia non ti scorderò. Mai. È anche grazie a te che oggi sono la persona che sono.

domenica 13 ottobre 2013

Tutto da scoprire

Lei ancora non lo sa.

Quanto è dolce il primo gelato della stagione. 
Come il sole illumina la neve ad alta quota.
Che il primo bacio non si scorda mai.
Come immediatamente si sincronizza il respiro quando si dorme pancia contro pancia.
Quanto si stringe lo stomaco e volano i piedi il primo giorno di scuola.
Come è facile cadere da un paio di tacchi.
Quante foto le scatteranno davanti alla sua prima candelina.
Che il cuore non si spezza, a volte si scalfisce solo un po'.
Dove trascorrerà la prima vacanza da sola con gli amici.
Come brillano le stelle quando ti sdrai a guardarle.
Quante ore passerà al telefono con la sua migliore amica.

Lei non lo sa, perché la bimba della mia amica F. è nata solo ieri e il mondo è un posto nuovo ancora tutto da esplorare.

Ben arrivata piccoletta, e che il tuo cammino sia lieve e luminoso.

giovedì 10 ottobre 2013

Il regalo

Sono tre parole, di quelle velate di burocrazia e procedure on line, ma sono tre parole che suonano meravigliose alle mie orecchie come i campanellini di Trilly: congedo parentale facoltativo, ecco il regalo che mi son fatta. 

Se c'è una cosa che la mia storia e praticare yoga mi stanno insegnando è proprio questa: (provare a) stare nel presente, viverlo, non rimandare. Più semplicemente STARE.

Sembra facile, invece a me richiede concentrazione, impegno, capacità di staccare. Ricordarmi cosa voglio veramente, cosa mi fa star bene. 

La Gattina ha sei mesi e mezzo, sarei potuta rientrare al lavoro già da un po' e invece ho la fortuna di potermelo concedere e di avere accanto un Papà Gabbiano che sì non sarà perfetto, ma sa cosa mi rende felice.

Sono ancora in maternità e assaporo questi giorni che non torneranno: la torta di Sam il pompiere per i suoi tre anni, accompagnarlo a scuola mano nella mano solo noi due, giocare con lei sdraiate sul tappeto fregandomene di tutto il resto.

Sto meglio, i giorni bui sono passati e io mi riapproprio di me stessa. Scrivo pochissimo qui e commento meno del solito, ma leggo i vostri post ogni giorno. Ho solo rallentato, scalato la marcia. 

Per finire... sembra facile e so che invece non lo è, in più io so di essere molto fortunata, però se riuscite provateci, anche solo una mezza giornata: prendetevi tempo per voi, tempo per stare, tempo per essere.

lunedì 16 settembre 2013

A modo mio

Strani son strani, io a volte proprio non li capisco.

Cosa c'è di male a evadere dal telo mare per tuffarsi nella sabbia, agguantarne un po' e assaggiarla? Son stati loro a incitarmi increduli brava, brava quando ho intuito che gattonare in avanti è meglio che strisciare all'indietro, mah.

Perché mai non dovrei puntare i piedi e tentare la posizione yoga della montagna? Ma se io me la sento, cosa continuate a ripetermi che sono piccola.

Vogliamo parlare di mamma? Una cosa inaudita, mai successa: mi ha sgridata Non mordermi, non si fa! E allora cosa mi sono spuntati a fare questi due bei dentini qui sotto? Dovrò pur farci qualcosa, no?

E poi perché mi continuate a ripetere Non ci si distrae quando si mangia? Invece è così bello: un po' di tetta, poi osservo il mondo, ancora un po' dall'altra che non son proprio sicura il sapore sia lo stesso, poi rido un po' con mio fratello perchè sarebbe da maleducati non farlo, lui fa certi spettacoli buffi solo per me, e per finire sì grazie, gradirei un po' di bibe perché il latte finto è un ottimo dessert. Mamma, piantala con sta storia che volevi darmi solo latte tuo, ancora non hai capito che non dipende tutto da noi?

Io, se ancora non l'aveste capito, ho fretta: di conoscere, fare, scoprire... di crescere. Oggi son sei mesi che ci conosciamo, fatevene una ragione e lasciatemi fare a modo mio.
Mica per niente mamma mi chiamava l'Intrepida quando ero nella pancia, no?!?

Ah, come concilia il sonno la lettura...

mercoledì 4 settembre 2013

Tre

Tre, il numero perfetto.
Tre, l'inizio di un'avventura chiamata scuola.
Tre, come le dita che apri con grande concentrazione per mostrare a tutti come sei diventato gaaande.
Tre, come il giorno in cui sei nato, perché solo una meraviglia come te poteva nascere il giorno del mio numero preferito.
Tre, come i giorni che ci ho messo a partorirti.
Tre, come i capricci che riesci a fare appena aperti gli occhi.
Tre, come i no secchi e decisi che mi dici quando ti chiedo di fare qualcosa, qualsiasi cosa. E poi aggiungi: non posso, sono impegnato.
Tre, come i baci lievi che posi sulla testa della tua soejna quando piange, che solo lei riesce a farti essere così affettuoso.
Tre, come le sorprese che abbiamo preparato per il tuo compleanno.
Tre, come i baci che ti ho dato prima di dormire, quando mi hai stretta forte e mi hai detto gazie mamma pe la festa e sopatutto pe la passeggiata sul pony. Alla fine il vero regalo è il nostro tempo.

Grazie a te, cocco di mamma, perché da tre anni hai stravolto tutto il mio mondo, ma in meglio.

lunedì 12 agosto 2013

Accudire una mamma

Smalto viola. Due braccialetti colorati. Granita al lime a metà pomeriggio. Piedi immersi nella sabbia e pensieri tra le onde. Per pranzo insalata frutta e Camilleri sul kobo, che tre ore in spiaggia senza pupi sono un lusso troppo grande per dormire. Giostre e gelato io e il piccoletto, tanto la Gattina dorme a casa coi nonni. Cena pronta e una doccia prima che sia notte fonda. Addirittura il tempo per pensare a qualcosa che riguardi me, solo me.

15 giorni io, pupi e nonni al mare e torno a respirare.
15 giorni così e ricomincio a ridere.
15 giorni così e ho di nuovo voglia di tenerli stretti in braccio.
15 giorni così e mi ritrovo.

PS Se avete una neomamma vicina a voi, fatemi un regalo: accuditela per un giorno, anche uno solo. Vi sarò grata come se aveste accudito me :)

mercoledì 31 luglio 2013

Forse

Forse dovevo toccare il fondo della piscina per accorgermene. Forse.

Forse era necessario fare un bagno d'umiltà, io che sono un mix di timido e superbo. Probabile.

Forse fare un trasloco con due piccoletti per casa era troppo pure per me, specialmente pensando alla pupa mignon con pasti ogni tre ore. Quasi sicuro direi.

Forse devo imparare a chiedere aiuto. O meglio, forse l'esercizio è imparare a chiedere aiuto dove effettivamente posso trovarlo. Direi proprio di sì.

Forse posticipare la carovana per il mare per poter festeggiare un'amica era necessario oltre che salutare. Questo di sicuro.

Forse è la volta buona che mi occupo di me stessa. Forse.

venerdì 12 luglio 2013

Passerà?

Sono stanca. Molto molto stanca. Credo che il trasloco sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma ero già piuttosto satura. Giocare 15 ore al giorno a Sam il pompiere e cambiare mille pannolini sono un orizzonte troppo ristretto per me.... voi forse ci sguazzate e direte che sono una lagna viziata, ma non ce la faccio più.

Mi perdo in un bicchiere d'acqua, proprio io che di solito non mi arrendo nemmeno davanti all'evidenza.

Faccio passare le ore, io che normalmente ho il brutto vizio di voler far troppe cose contemporaneamente.

Rido poco con i miei bambini, io che ho scelto il part-time per avere il tempo di giocare con loro ogni pomeriggio.

Non riesco a chiedere aiuto nel modo corretto, io che sono la paladina del "fatti aiutare".

Passerà, lo so che passerà. Ma le vacanze sono ancora troppo lontane e l'orizzonte sembra spostarsi ogni giorno più in là di mezzo metro.

Io ci provo, ci provo con tutte le mie forze, ma sono molto molto stanca.


domenica 7 luglio 2013

Un anno dopo

Un anno fa guardavamo il sole tramontare sul mare e ridevamo di pancia mentre Piccolo Uomo si tuffava sul suo piatto di pesce.

Un anno fa ci godevamo la prima vera inebriante vacanza a tre, dopo l'anno da mamma single part-time.

Un anno fa avevi gli occhi lucidi e l'espressione appagata di quando tutto ciò che ti rende felice è nelle tue mani.

Un anno fa scrivevo un post per celebrare il tempo trascorso insieme, che da quel giorno diventava più di quello in cui hai viaggiato da solo

Un anno fa eravamo in tre: abbronzati, felici e spensierati. La Gattina si era appena tuffata intrepida nella nostra vita, ma noi ancora non lo sapevamo. Oggi siamo pallidi, perennemente indaffarati e assonnati. Ma felici. 

Buon compleanno Papà Gabbiano, che domani festeggi portando in volo Piccolo Uomo. Proprio non ci sai stare coi piedi per terra e forse per questo ti amiamo.

mercoledì 3 luglio 2013

Ossigeno

Mettersi lo smalto alle unghie e un paio di tacchi. 
Guidare l'auto senza allacciare le cinture dei seggiolini. 
Ignorare quanto tempo è passato dall'ultima poppata. 
Mangiare con calma assaporando ogni boccone. 
Svuotare la mente da responsabilità, routine e preoccupazioni. 
Ascoltare le amiche che parlano tutte contemporaneamente e riuscire a seguire il filo del discorso.
Rientrare a casa quando fuori è buio pesto.

I miei bambini sono creature meravigliose, ma ogni tanto ho semplicemente bisogno di liberare la mente e respirare. Da sola.


giovedì 27 giugno 2013

Le cose che non hai

Questa notte pensavo a te. 
Alle foto che non riesco a farti perché sono alle prese con gli scatoloni o inseguo tuo fratello.
Alle torte che non hai avuto, quando per lui il primo anno ne ho fatta una ogni mese per festeggiare quei 30 giorni in più.
Ai libri che non ti ho ancora comprato, perché tanto abbiamo i suoi che sono una valanga.
Al corso in piscina di cui non mi sono nemmeno informata, e per lui eravamo in lista d'attesa appena usciti dall'ospedale.
All'immagine del blog, nella quale di te non c'è traccia.
Ai baci rubati che ti do quando restiamo sole, quelli leggeri sulle guance e quelli sopra l'ombelico che adori e ti fan muovere tutta.

Poi ho pensato che anche quando il tuo fratellino era cucciolo come te provavo lo stesso implacabile senso di colpa Non-Faccio-Mai-Abbastanza. E mi son rasserenata, perchè so cosa significa: ti amo pazzamente come amo lui e il mio cuore ha spazio per entrambi. E per la seconda volta mi accorgo che siete voi piccoletti a far crescere noi, non il contrario, grazie.

mercoledì 19 giugno 2013

Cambio casa, cambio vita (cit.)

Ozio. Frescura. Seduta all'ombra sul dondolo. Osservo gli altri smontare mobili, imballare pacchi, trasportare scatole, ah questa sì che è vita.
Non ricordo di esser rimasta seduta a far niente da... boh, forse dallo scorso inverno quando la Gattina era ancora nella mia pancia. 
Mi godo questo attimo. Sono qui. Ora.

Assaporo il morbido dei desideri realizzati, il frizzante dei sogni inseguiti con caparbietà e incoscienza, la consapevolezza rotonda dei traguardi raggiunti con le nostre sole forze.

Con un pupo 2enne e una pancia in crescita poteva bastare il cedimento di un attimo per accontentarsi della Casa Qualsiasi, specialmente se sono anni che cerchi la Casa Ideale, quella in cui sentirti davvero a casa, come ci eravamo sentiti 7 anni fa entrando qui, nella nostra Villa Microbica. E invece bastava aspettare, avere fiducia, non mollare. Ignorare il calendario. Sentirsi fortunati.

Ed è arrivata lei, la Casa Ideale: assomiglia tanto a Villa Microbica da sembrare la sorella maggiore, con un grande giardino tutto nostro per i pupi. Oggi ha iniziato a prender forma, tra un paio di giorni cominceremo a viverla. 
Sono così contenta che non mi importa dei 105 scatoloni da disfare. Se poi volete passare a darci una mano... mi casa es tu casa!

lunedì 10 giugno 2013

Quel che non strozza...

Interno giorno, Villa Microbica.
-9 al trasloco, scatoloni come se piovesse. Provo quasi un sottile piacere nel rispondere sempre più spesso a Papà Gabbiano: mi spiace, l'ho già messo nella scatola, cerca di arrangiarti con altro. Forse non siamo messi così male, mi sta tornando il buonumore.

Dicevamo? Ah già, è mattina, la seconda poppata della Gattina è terminata e sto impacchettando i calici di cristalli, quelli la cui lucentezza è inversamente proporzionale al numero di volte che li abbiamo usati. Lei sgambetta felice per un po' accanto a me, poi giustamente si scoccia e parte la sirena... uè uè uèuèèè, la Gattina è un essere adorabile, ma ha pur sempre 85 giorni. Il mio Piccolo Uomo è appena tornato da un giro in bici con Nonno Lupone e sta giocando in giardino. Corre da lei, anzi accorre.

Mamma, tanquilla, ci penso io alla soejna. Metto il ciuccio e la coccolo un po'. Lei mi guadda e non piange più.
E così le sue manine morbide e piuttosto sporche le mettono in bocca il tappo, ops ciuccio, e cominciano a scuotere energicamente la culla.

E in un attimo non mi importa più dei suoi capricci e delle sue intemperanze, quasi mi scordo che pur mangiando autonomamente da sempre adesso spesso chiede di essere imboccato proprio nell'istante in cui allatto, chisseneimporta se mi chiama cento volte al giorno.

Questi suoi slanci mi fanno dimenticare tutto e pazienza se il ciuccio era tutt'altro che pulito... come si dice? Ah, già, quel che non strozza ingrassa!

mercoledì 5 giugno 2013

Dentino avvelenato

Nota bene: post ad alto tasso di livore. Astenersi animi gentili e cuori allegri.
Eh lo so, vi avevo abituato male con i miei post tutti zucchero e miele.

Sto traslocando. Ho due bambini piccoli che complessivamente non arrivano a far tre anni. Solo da poco ha smesso di piovere e si riesce a stare in giardino. Da giorni sono qui che cerco di catalogare e far entrare la nostra vita dentro scatoloni grandi e piccoli. Che poi sarebbe anche una meravigliosa occasione di eliminare il superfluo e far spazio al nuovo se non fosse che devo farlo tra una poppata e l'altra, che la Gattina è un essere adorabile e dorme 8 ore filate la notte a nemmeno tre mesi, ma stellina di giorno dovrà pur recuperare con pasti ogni tre ore o giù di lì, no?

Allora ti chiedo: tu che abiti sopra di me da oltre sette anni ormai dovresti averlo capito, se non siamo diventate amiche ci sarà un perché, no? Se da anni resisto ai tuoi interrogatori travestiti da domande innocenti ci sarà un motivo, no? Se pur essendo coetanee con bambini sotto i tre anni (cinque pupi tra te e me) non siamo mai andate insieme a prenderci un gelato o ai giardini, qualcosa dovresti aver intuito, no? Se ridacchiando con Papà Gabbiano all'inizio vi chiamavo Barbie&Ken e ora siete diventati Dracula&Signora avrò le mie buone ragioni no?

Allora mi chiedo come diamine è che oggi son caduta nella tua trappola e sei riuscita a infilarti in casa mia con la scusa di un gioco delle tue figlie caduto in giardino per poi sentirti dire: scusa, son troppo curiosa di vedere dove stai mettendo gli scatoloni, mi sembra impossibile possiate starci in quattro?!? Davvero ce la fai? Chissà che stress!

Davvero, chiusa la porta stavo per innervosirmi sul serio, poi mentre mi ripromettevo di guardare dallo spioncino prima di aprire la porta la prossima volta ho avuto un'illuminazione. E ho riso come Cattivissimo me.

Cara la mia invadente e inopportuna vicina di casa, sei tu quella a cui abbiamo scucito una bella cifretta per Villa Microbica, la mia adorata casetta, in un momento in cui vendere casa è una chimera. Sei tu quella che pur di avere il mio bel giardino alla fine ha ceduto alle nostre richieste e ha pagato il tutto più di quello che mille perizie tecniche indicavano. Sei tu che indirettamente ci hai permesso di comprarci una nuova casa a due passi da qui, con tanto spazio per i pupi e un enorme giardino, proprio come desideravamo. Ride bene chi ride ultimo.

E meno male che tra due settimane trasloco, così cambio aria, riparto con un po' di feng shui e purifico il mio animo. Che a starti accanto - come vedi - rischio di assomigliarti troppo. Ah- ah.

lunedì 20 maggio 2013

Zia Ecca, ovvero quando la vita ti sorprende

Per cogliere alcuni doni occorre tempo, pazienza e una grande capacità di sentire. Sono doni rari, pianticelle da innaffiare e accudire, capaci di resistere anche quando le dimentichi sotto il sole cocente o le bagni con troppe lacrime. Sono scatole colorate sotto l'albero di Natale da aprire in velocità, perché intuisci che quel che troverai è più di quello che avevi chiesto.

Zia Ecca era nascosta in una di queste scatole, forse la più brutta, quella tutta grigia e impolverata: la scatola del mio ufficio. Quel luogo da cui non ho ancora saputo allontanarmi, ma con il quale ho avviato una civile convivenza, non felice ma almeno più consapevole. Undici anni fa Ecca-non-ancora-zia si affaccia sulla porta del mio ufficio: sorriso smagliante (pensavo avesse una paresi da quanto sorrideva) e passo sicuro di chi sa muoversi nel mondo. Io la studiavo dal mio angolo, incuriosita di vedere come si sarebbe mossa nelle sabbie mobili. All'inizio circospetta come sempre, l'ho studiata ben bene prima di decidermi a darle fiducia e a rivelarmi per come sono veramente. E pian piano ci siam prese le misure, capite, confidate, aiutate, tenute per mano nei momenti difficili, persino visualizzato contemporaneamente un uovo d'oro per proteggerci dalle energie negative di un capo impossibile (e ha funzionato, lo giuro!).
E certo, abbiamo anche litigato di brutto, di persona e al telefono, anche se lei odia non affrontare le cose di persona, ma io - ormai lo sapete - non so aspettare, ehm ehm. Io e lei proviamo a dirci tanto se non proprio tutto, anche le verità scomode, anche le cose spiacevoli, quelle che fanno male, perché anche questo è un modo per crescere e costruirsi. Perché se sai di avere di fronte una persona leale e sincera ti senti al sicuro, forse quello che verrà fuori potrebbe non piacerti, ma sul lungo periodo ti farà bene, lo sai già. Siamo diventate un duo di quelli insoliti quanto inossidabili, tanto che qualche collega distratto finiva per chiamare l'una col nome dell'altra. Che poi essere un duo non è facile, vabbè.

Insomma, che vuoi di meglio di un'amica fidata seduta alla scrivania dietro alla tua? Happy end, no?!? Beh, ecco la vita non procede in linea retta, quasi mai, e ci siam trovate a prendere sentieri diametralmente opposti, senza volerlo veramente. Il mio tempismo poi è proverbiale, una su tutte: io e Papà Gabbiano ci mettiamo undici anni prima di decidere di sposarci e ovviamente lo facciamo proprio quando lei si trova a raccogliere i cocci del suo matrimonio. Che poi lei c'era anche quel giorno, ma nelle foto sembra la zia ultracentenaria di se stessa, oh manna manna.
E seguono anni difficili in cui sarebbe stato più facile per entrambe allontanarsi, l'altra è uno specchio spietato in cui riflettersi, non fa sconti: io vivo anni complicati all'inizio del matrimonio, lei fa i conti con i suoi cocci, io non sopporto più il mio lavoro ma non so svoltare, lei nemmeno ma è capace di cambiare la prospettiva, io abbandono la rabbia che da anni mi accompagna e mi sento pronta a diventar mamma, lei accarezza la mia pancia appena arrotondata mentre porta con nonchalance le borse pesanti del pc per non farmi scoprire dal capo di cui sopra, anche se sente ancor più forte lo struggimento lo so, io mi trovo a piangere tutte le mie lacrime per una pancia improvvisamente vuota, lei poco dopo mi trascina con sé a rigenerarmi in montagna grazie a un seminario di yoga e altre amenità chakriste che entrambe adoriamo. E l'elenco è lunghissimo, potrei continuare per ore, ma saltiamo alla fine: ho prima una bella pancia tonda, e poi una seconda, lei fatica ma non molla, io accolgo. Spuntano fuori prima Piccolo Uomo e poi la Gattina, lei invece non ha ancora cuccioli suoi. 
 
A questo punto - direte voi - l'amicizia si è rotta. Come si fanno a conciliare i ritmi delle poppate ogni tre ore con il tempo libero di chi può decidere uscendo dall'ufficio di organizzarsi aperitivo+cinema? Come non fraintendersi quando una si lagna di non riuscire a farsi con calma una doccia e l'altra singhiozza di avere troppo tempo libero? Come si fa a non allontanarsi quando la vita dell'altra a tratti ti sembra più semplice/desiderabile/facile della tua? Come si fa a non dirsi a vicenda le parole più feroci: tu non puoi capire!
E invece no, non è andata cosi, forse non possiamo capirci fino in fondo, ma sappiamo sentire. Sappiamo comprendere. Stiamo imparando ad accogliere. Il trucco è tutto qui.

Oggi zia Ecca fa parte della nostra famiglia, zie di sangue o di cuore conta solo l'amore. Ha avuto il coraggio di propormi per due anni di fila vacanze al mare noi due sole con un Piccolo Uomo entusiasta di tante coccole e attenzioni (è sopravvissuta e ha pure imparato parecchio, eh eh). Si muove agile nella mia cucina, tante son le volte in cui mi ha detto: vengo a cucinarti qualcosa, così tu tiri il fiato e magari facciamo due parole. Anche se poi non ci riusciamo mai perché il piccoletto la vuole tutta per sé... zia Ecca viene a giocae con meeee. Lei è la sua madrina perché a chi altro affidare tuo figlio se non agli amici fidati che sai lo ameranno come lo ami tu?
Poi pazienza se Zia Ecca lo vizia tremendamente e compra Autosprint ad un piccoletto di 32 mesi... lui mi ha appena mostrato orgoglioso un collage fatto con i ritagli del suo eroe Alonso sulla Ferrari. I suoi occhi brillano, questo conta. Anche quando percorri sentieri diversi, la vita ti sorprende :)

Buon compleanno Zia Ecca, se annusi l'aria sentirai che il vento sta girando.

 


giovedì 16 maggio 2013

2 mesi

Oggi son 2 mesi.
2 mesi che mi dormi addosso, a pancia in giù con le braccia stese sui miei fianchi, totalmente abbandonata, con il respiro che pian piano si sincronizza al mio.

2 mesi che mi respiri accanto, che piangi piano piano per suggerirmi che hai fame e poi ti calmi appena sei sul fasciatoio perché da lì puoi osservarmi con i tuoi occhioni inizialmente liquidi e ora sempre più vispi.

2 mesi in cui mi sembra di non far altro che crescervi, allattarti, cambiare pannolini, svegliarmi in piena notte, controllare la bilancia, avviare lavatrici, rincorrere tuo fratello per tutta casa mentre saggia la mia capacità di resistere alle provocazioni.

2 mesi da quella notte in cui impaziente chiedevo al tuo papà se saremmo arrivati in tempo in ospedale.

2 mesi che mi son serviti a capire che la prova più ardua che devo affrontare come madre è allenare la mia pazienza. Tanto che tuo fratello mi ha suggerito di comprarla al supermercato...

Oggi, Gattina mia bella, son passati due mesi da quando ci siamo guardate per la prima volta negli occhi e già mi chiedo come fosse il mondo prima di te. Sicura di non esserci da sempre?

E visto che ormai ti sarai abituata ad avere una mamma chakrista... grazie per averci scelto. Tu sai cosa intendo.

Un bacio,
la tua mamma


martedì 30 aprile 2013

Da FigliaUnica a Mammadi2: istruzioni per l'uso (parte 1)

Scrivo poco, pochissimo, portate pazienza, ma quando ho cinque minuti liberi cerco di dormire, lavarmi, giocare con Piccolo Uomo, leggere i vostri blog, cucinare, wazzappare le amiche. Non necessariamente in questo ordine.

Da diversi giorni ho in mente questo post ma non riesco ad arrivare al pc, santo iPhone adesso mi permette di trasformare i pensieri in parole mentre sfamo la Gattina. Guardate che tra pappa della pupa e febbrone del pupo son sveglia da quasi due ore e fuori è ancora piuttosto buio, quindi potrei essere più sconclusionata del solito, sorry.

Ecco, il mio vorrebbe esser un post di servizio, per chi come me è figlia unica e un giorno fa il salto e... oplà, diventa Mammadi2.
No, perché ve l'assicuro qui c'è parecchio da imparare!
E vi assicuro che specialmente nelle ultime settimane di gravidanza ho fatto le mie belle ricerche in rete, ma ho trovato poco. O forse non so cercare, boh. O forse la vita vera è un'altra cosa, ehm ehm.

Oggi partiamo dal principio.
Lesson number one: cosa vuol dire gelosia tra fratelli quando la differenza d'età è poca.
Ecco, forse son tonta io, ma pensavo che la gelosia tra fratelli fosse un dolore sordo nelle viscere del più grande che l'avrebbe portato a gesti inconsulti tipo cercare di soffocare la soejna fingendo di sbaciucchiarla, morderle i piedini con nonchalance o urlare come un forsennato in auto nel vedere un secondo seggiolino accanto al proprio.
E invece no, almeno qui a Villa Microbica.

Qui la gelosia ha una faccia più rosea, sbiadita, dai contorni sfumati, ma non per questo va fatta meno attenzione.

Qui la gelosia non è verso la soejna
verso la quale Piccolo Uomo è spesso e inaspettatamente premuroso e affettuoso (persino Hannibal Lecter si commuoverebbe a vederli), ma la gelosia è tutta nei confronti di mamma.
E fa fare cose strane, che a pensarci dopo fan tenerezza, ma sul momento sfiancano e fan vacillare le mie certezze.
Ad esempio Piccolo Uomo cerca di attrarre e reclama in ogni modo la mia attenzione: e così lo ho visto trasformarsi e incominciare ad alzare le mani per ribellarsi a mie richieste insensate come - che ne so - lavarsi le mani prima di pranzo, assaggiare le verdure che ha nel piatto o mettersi la giacca per uscir di casa, ahhh. E poi io contavo di dare in outsourcing a nonni e papà almeno il suo cambio dei pannolini e le operazioni mattutine di lava/vesti/pettina e invece no, se lo faccio io tutto fila liscio se no son capricci a go-go. Avete presente quanti pannolini cambio ogni santo giorno? Non ve lo dico, il numero fa paura, e sappiate che la scorsa estate gli avevo quasi tolto il pannolino e poi siam tornati indietro, vabbè.

La gelosia per la nuova arrivata fa anche fare però cose molto tenere, cambiando improvvisamente abitudini: a 30 mesi Piccolo Uomo ha iniziato a chiedere un bibe di latte prima della nanna, mi tiene la mano a lungo ed è sempre seduto accanto a me facendosi persino sbaciucchiare proprio lui che è allergico alle smancerie, diventa ubbidiente e mansueto quando io e lui da soli facciamo qualcosa, alle 4 di notte mi chiede di spalmare pure a lui la crema della soejna sul viso, perché forse voi non lo sapete ma secondo Piccolo Uomo la crema bio alla calendula non lenisce solo l'acne neonatale ma fa miracoli anche col febbrone che lui ha da ieri pomeriggio :)
E quante altre cose potrei dire!

Ecco, io non l'immaginavo affatto così, son figlia unica e perciò totalmente inesperta in materia. Questa forma di gelosia mi sfianca e affatica perché il tempo per me è sempre meno e le energie richieste sempre più, ma non appena passa la stanchezza mi emoziono e sorrido ancora di più: come si fa a non amare pazzamente i miei due piccoletti che ogni giorno mi insegnano qualcosa e sanno farmi diventare una persona migliore, più paziente e piena di energie?!?

Non faccio promesse da marinaio, ma appena riesco posto qualcosa anche sulle altre scoperte da neo-Mammadi2, come saper chiedere aiuto. Un must.

PS ringrazio i tanti che mi hanno incoraggiata e sostenuta in queste prime settimane di allattamento difficile: io e la Gattina facciamo grandi progressi, da 5 giorni non tiro il latte ed è tutta tettadimamma, yeppy yeh! Grazie anche a chi ha inventato i paracapezzoli, ih ih.

venerdì 19 aprile 2013

5 x 36

1) Una doccia senza tendere l'orecchio oltre la porta per poi - voglio esagerare - stendere un velo di olio sul corpo.

2) Un biglietto del cinema per lo spettacolo del giovedì ore 20 e, a seguire, la prenotazione di un tavolo per cinque, secondo lo schema consolidato del cine con le amiche.

3) Il cordless in mano e nessuno che mi interrompa per chiacchierare del più e del meno con un'amica. Fino a quando non mi si secca la gola.

4) Una serata noi due soli, io e Papà Gabbiano, in cui sia fuorilegge parlare di capricci, allattamento o traslochi.

5) Tempo per oziare, sognare e sentirsi un po' come il navigatore dell'auto... giusto il tempo di aggiustare il tiro e ricalcolare il percorso.

Oggi compio 36 anni, la Gattina tra una settimana arriva ai fatidici 40 giorni... dite che nel prossimo anno mese riuscirò a raggiungere uno di questi obiettivi?!?

giovedì 18 aprile 2013

#ChiacchiereCoiPupi: piccole speranze

Guarda Piccolo Uomo, adesso proviamo a mettere la Gattina dentro alla fascia, proprio come portavo te da piccolino! Adesso ti faccio anche vedere una tua foto nella fascia!

Sììì, fammi vedee. Mamma, mamma... dove è la soejna? Dentro la tua pancia?!?

No, tesoro, la sorellina ormai è uscita dalla pancia ed è qui con noi, ehm ehm.



giovedì 11 aprile 2013

Nei miei pensieri e nel mio cuore

Oggi ti penso.
Oggi come ogni anno, l'11 aprile, da 14 anni.

Ma poi la verità la sai meglio di me... io ti penso ogni singolo giorno: quando spengo la luce e dal comodino spunta la foto in cui ridiamo abbracciate, o quando allatto la Gattina e mi fai cucù dalla cornice sopra al divano, quando pranzo in cucina e mi vedo attorniata dalle zanzare nel tuo disegno incorniciato a parete.

Che poi col tempo ho imparato a vederti dove sei più di ogni altra cosa al mondo: nella pancia quando rido a crepapelle, negli occhi quando mi emoziono al cinema, nelle braccia quando stringo un'amica, nelle orecchie quando guido a notte fonda ascoltando una canzone, nelle narici quando annuso l'odore di buono che sale dalla pelle morbida dei miei bambini, sulle mie labbra quando assaggio il primo gelato della stagione.

E poi ancora... ogni volta in cui combatto la paura e spiego le ali per tuffarmi in una nuova avventura, quando sono gentile con uno sconosciuto, o ancora mentre tento di fare qualcosa che possa essere d'aiuto ai bambini che percorrono sentieri tortuosi come il tuo.

Sicuramente ti ho pensata nell'istante in cui ho partorito i miei due figli, perché ho sentito nelle viscere come Vita e Morte siano vicine, i due volti della stessa Rinascita.
Ti penso ogni giorno, perché vivo.

Ovunque saprai vedermi, io sarò con te.


lunedì 1 aprile 2013

#Miti da sfatare: allattare è una sciocchezza

Eccomi. Sempre presente. Ancora viva. Con poco poco pochissimo tempo per me, tette sempre al vento e un cespuglio tra i capelli, ma al momento ancora abbastanza sorridente e con nemmeno troppe lacrime all'attivo (ormoni, non mi avrete!).

La Gattina (da oggi la chiamerò così, Piccola Stella vi ha davvero confuse ih ih... e poi lei ha occhi e labbra da gattina, vi giuro) ha ormai 18 giorni e dorme parecchio, Piccolo Uomo è più testardo e capriccioso del solito ma non ha (ancora) attentato all'incolumità della soejna , Papà Gabbiano è in ferie fino a domani e secondo me non vede l'ora di tornare al lavoro, io ho un sonno pazzesco e molta voglia di uscir di casa ma resisto.
Uno scenario quasi idilliaco se non fosse per... l'allattamento. Un dettaglio se hai un neonato per casa, argh.

Premessa: i miei sono una specie a parte, forse figli più della tecnologia e del silicone che miei, io non lo so, ma NON sanno cosa farsene del lattuccio di mamma. O meglio, del lattuccio diciamo di sì, ma della tetta proprio no.
Per nove mesi ho fatto la spavalda dicendo a tutti che con la Gattina sarebbe inevitabilmente stato più semplice che con Piccolo Uomo e... invece no. Anzi.

Dopo il lunghissimo e rocambolesco parto di Piccolo Uomo (vi dico solo che l'ostetrica che lo ha fatto nascere si ricorda perfettamente di noi dopo ben 30 mesi, no comment) il piccoletto aveva avuto parecchi problemi tra liquido amniotico sputacchiato per giorni e giorni, incredibile sonno post stress da parto difficoltoso etc. Quindi io - che ci tengo moltissimo ad allattarli con latte materno, non solo per le sue proprietà ma perché il latte di mamma è un mondo e non è solo latte - ero partita all'attacco con tiralatte anche 8 volte al giorno, gli davo un bibe di latte mio dopo averlo attaccato al seno con i paracapezzoli, visite dall'osteopata e consulenti per l'allattamento... insomma, chi più ne ha più ne metta. Roba da perderci la testa!

E io rispetto le mamme che per scelta o per necessità allattano con latte artificiale, ma io desideravo tanto dargli il latte di mamma. E come è noto la mia testa è bella dura e Piccolo Uomo fino alla fine del sesto mese ha preso anche latte di mamma. Happy end.

Con la Gattina mi son detta: è nata in un quarto d'ora... sarà una sciocchezza, una vera passeggiata. E invece già in sala parto la ragazza non cercava il latte di mamma, poi sonno incredibile, poi liquido amniotico sputato per tre giorni, poi non riusciva ad attaccarsi né a muovere correttamente la bocca, poi nemmeno il Das o altri aggeggi per neonati ripetenti sembravano funzionare, due belle ragadi causate da attacco scorretto... in pratica si è ripetuto un copione molto simile al precedente.

Ovviamente son comunque andata in crisi, ma la differenza è che col secondo figlio HO IMPARATO A CHIEDERE AIUTO, SUBITO: ho inseguito ogni singola puericultrice del nido, son tornata a casa dopo ben 5 giorni affiancata da un'ostetrica, l'osteopata ha visitato la Gattina che lei aveva solo 10 giorni, mi son subito presa cura delle mie ragadi invece di sopportare stoicamente, usiamo un biberon speciale che fa da palestra per imparare a prendere il latte al seno, prendo tempo per riposare e non cucino da due settimane.

Al momento non abbiam fatto grandi progressi, ma qualche piccolo passo sì. E ne gioiamo. E grazie al mio amico/nemico tiralatte son riuscita ad avere tanto latte da poterla allattare con latte materno. Ok ok, latte materno dal biberon e non al seno, non siamo perfette vabbè. Nemmeno ci interessa esserlo, forse.

E poi ho imparato un'altra lezione: per avvicinarci ai nostri figli nuovi di zecca bisogna prima togliersi le scarpe e lasciare pregiudizi e aspettative sullo zerbino: ognuno di noi ha i suoi tempi, ritmi e capacità, è così fin da piccolissimi. Se dare ci sembra difficile, anche ricevere non è una passeggiata. E il latte di mamma è pura relazione e richiede pertanto degli aggiustamenti, come in tutti i rapporti tra individui.

Mamme di tutte le età, non cascate nel tranello: allattare al seno non è una passeggiata né la cosa più naturale del mondo. Se siete nei guai come noi non è perché siete delle povere madri sfigate e incapaci con i capezzoli troppo piccoli/grandi/sporgenti/piatti o con troppo/troppo poco latte.
Cercate in rete e vedrete che siamo un esercito ad avere difficoltà simili. Magari potremmo incoraggiarci a vicenda e darci una mano, no?

martedì 19 marzo 2013

A te, che costruisci insieme a me

A te, così diverso da me, ma solo in apparenza perché amiamo le stesse cose.

A te, che per loro ti dimentichi di cenare e scarichi app per segnarti un memo dopo l'altro. Lo so quanto odi gli elenchi delle cose ancora da fare.

A te, che ti fidi e ti affidi al mio istinto di mamma e non ti accorgi di quanto questo mi nutra.

A te, che sabato notte mi dicevi: tranquilla, tu respira e io guido, vedrai che arriveremo in tempo e contemporaneamente schiacciavi a fondo l'acceleratore sorpassando in piena galleria.

A te, buona festa del papà.
Perché noi piccole snob non amiamo le ricorrenze commerciali, ma in certi casi finiamo per cedere al loro fascino.

martedì 5 marzo 2013

Stanca (post altamente lagnoso)

immagine da web
Oggi sono stanca. Stanca stanca stanca.
Di portarmi dietro in ogni singolo movimento tutti questi chili, che per fortuna ancora mi allaccio le scarpe e taglio le unghie dei piedi da sola, un filo di dignità è salva ma la fatica è tanta.

Di dovermi difendere da chi mi dice che la mia pancia è davvero grossa, storta, così piccola, alta, bassa... perché lo so che son commenti detti con leggerezza, ma quando sei doppata di ormoni e fatichi a vedere gli scalini mentre scendi le scale sorridi e fingi che queste parole non ti tocchino e poi ti scopri a scrutare sospettosa il tuo profilo davanti allo specchio.

Di non dormire la notte perché nessuna posizione va bene, perchè il dolore alle costole mi assale puntuale, perché devo far pipì 18 volte, perché sudo continuamente io che son sempre stata freddolosa, perché il mio inconscio fa certe chiacchierate la notte...

Di tenere la bocca chiusa davanti all'ennesimo commento sul fatto che "faccio la coppia", nemmeno stessi giocando a poker.

Di non sapere quando diamine avrò le chiavi della nuova casa, perché ogni volta che sistemi un pezzo se ne scombina un altro e son stufa di mettere insieme il puzzle, io amo le certezze e i punti saldi, da sempre. Come se fosse chiedere troppo sapere dove metterò due lettini tra 3 mesi.

Di sentirmi ripetere a manetta, stai serena stai tranquilla misurati la pressione, da chi poi fa di tutto per farmi agitare.

Di non dare rispostacce a chi mi tratta da viziata perché sono in maternità, come se fosse un lusso o un vizio. Perchè crescere mio figlio è un lusso, lo riconosco e me la godo, ma questa vita da casalinga panzuta è faticosa, davvero faticosa.

Di sentirmi dire: ok, ci vediamo quando c'è anche Papà Gabbiano... ma diamine lui fa da sempre un lavoro che lo porta lontano da casa 3 week-end su 4, non ti viene in mente che magari mi farebbe piacere stare in compagnia (e potresti pure darmi una mano a dircela tutta) proprio quando sono sola con Piccolo Uomo?!?

Di essere consapevole ma per questo non meno vittima degli ormoni e della ansia/stanchezza/impazienza di fine gravidanza, perché lo riconosco che oggi sono una lagna insopportabile e che se mi fermo un attimo a pensare a quanto son fortunata... beh, resto a bocca aperta e dovrei cancellare questo post, perché lo so bene che è una fortuna pazzesca crescere Piccolo Uomo e diventare mamma-bis, ma oggi - portate pazienza - sono stanca stanca stanca.
Ho i miei limiti e difetti.
Ronf ronf.

martedì 26 febbraio 2013

Invisibile agli occhi

Lo so da sempre, ma ogni tanto me ne dimentico.

Ci penso ogni volta che, prima di uscire, mi specchio frettolosa in camera da letto, grazie a quella parole stampate al fondo dell'ovale d'argento:
Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.
Antoine de Saint-Exupéry




lunedì 18 febbraio 2013

Mamma, mi parli?

Il prossimo che mi dice che son tutte sciocchezze, gli rido in faccia. Una risata larga, di pancia, di quelle belle profonde. Di quelle che spiazzano chi hai davanti. E poi giuro che sorrido e alzo i tacchi, ma con garbo.

Sì, perché io con mio figlio ci parlo, da sempre. Dal giorno in cui è nato, anzi da prima, e ho continuato quando aveva poche settimane, poi pochi mesi, raccontandogli di tutto e un po'. Certo, facendo attenzione ad usare un linguaggio semplice, immediato. Certo, adattando il contenuto alla sua età e al suo ruolo di figlio, ma lui sembrava calmarsi se non proprio capire. Adesso chiede, domanda, ti incalza con i suoi mi raconti, mamma? Cosa stai dicendo? Cosa dici papi? Mamma, palli anche a me?... insomma chiacchierare con lui è uno spasso.

Come scrivevo tempo fa commentando un bel post di Marzia
la nostra ricetta è questa: ascoltare e parlare, e poi ancora ascoltare e parlare, ascoltarli anche quando sono piccolissimi, fregandosene della gente che sogghigna quando spieghi cosa state per fare o cosa provi a tuo figlio di 3 mesi. Capiscono e si esprimono ben prima di saper parlare. Ma questa è SOLO la nostra ricetta :)
Sia chiaro: è solo la nostra di strada, ogni famiglia è un piccolo ecosistema che funziona a modo suo. Non voglio dar lezioni a nessuno eh eh.

Tutto questo lungo preambolo per dire: l'intrepida si è girata!!! Testolina in basso, good girl! Io non posso dire se sia accaduto grazie agli esercizi di respirazione yoga, o perché finalmente abbiamo trovato la nuova casa che incredibilmente ricorda tanto il nostro adorato nido attuale (ndr Villa Microbica) ma con parecchio spazio in più, o perché la pupa ha adesso un nome. Siamo andati per fare la moxa e ci han detto: non serve, si è girata. E secondo me è semplicemente perché ho preso consapevolezza di quanto poco tempo dedicassi ad ascoltarla e a parlarle. Mi son ricordata la nostra ricetta. Bastava spiegarle, chiederglielo con dolcezza, come ho fatto tutte le sere prima di dormire e una notte con un post

La comunicazione prenatale non è una sciocchezza chakrista, davvero. Ringrazio MammaImperfetta che mi ha fatto conoscere l'argomento e vi consiglio di leggervi questo suo vecchio post. La citazione finale che desidero riportare anche qui è pura meraviglia.
Se un bambino durante i primi nove mesi della sua esistenza intrauterina è stato desiderato perché è stato concepito responsabilmente…
durante la gravidanza ha ricevuto l’accettazione e la gioia materna perché era desiderato…
è stato ascoltato perché i suoi genitori sapevano che era capace di comunicare…
è stato capito perché è stato ascoltato…
è stato accarezzato perché i suoi genitori sapevano che era sensibile…
è stato accudito perché è stato desiderato, ascoltato, capito e coccolato…
questo bambino, che è sempre stato accolto, nascerà e crescerà pensando di valere molto, si rispetterà e amerà se stesso, perché è sempre stato rispettato e amato sin dall’alba della sua esistenza, quando per la prima volta si è affacciato alla vita nel grembo di sua madre.

(Gabriella Arrigoni Ferrari, La comunicazione e il dialogo dei nove mesi. Guida all’ascolto attivo, al dialogo e alla comunicazione psicotattile con il bambino durante la gravidanza. Edizioni Mediterranee, 2005)

mercoledì 13 febbraio 2013

Qui e ora

Una serata soli io e lui. Senza Papà Gabbiano al lavoro fino a notte fonda, come adesso capita almeno una volta a settimana. Senza nonni a darci una mano. Con l'Intrepida presente, ma al momento ancora bella silenziosa dietro al mio ombelico.

Oh se ne abbiamo passate di serate così, quante! Cinque alla settimana per undici mesi. Serate terribili in cui avrei venduto un rene pur di potermi semplicemente sdraiare sul letto a leggere un libro, senza più udire un pianto straziante nelle mie orecchie o dovermi alzare cento volte per tenere una manina e cullarlo per accompagnarlo di nuovo verso il sonno. Serate in cui ho imparato a contare mentalmente fino a 500/600 pur di focalizzare i pensieri su qualcosa che non fosse farlo al forno. Serate in cui il rito pappa-ciuccio-libro-canzoncina-nanna sembravano essersi inceppate. Nottate in cui bisognava puntare la sveglia ogni ora per misurare la febbre, perché se alle 21 il termometro segna oltre 39 la situazione non può che peggiorare. Quante, oh quante!

Però... c'è sempre un però, ci sono state e ci sono serate come stasera, dove è un piacere godere della reciproca compagnia, dove i capricci si trasformano in una risata, dove il tempo scorre leggero e l'aria è fresca.

Questa sera ci siamo divertiti, a tavola ci siamo raccontati la giornata e fatte le nostre confidenze (sì, si può parlare anche con un duenne, ve l'assicuro, basta provare ad ascoltarlo), abbiamo fatto una carezza alla sorellina e lui le ha voluto dar da bere col suo bicchiere appoggiato al mio ombelico, abbiamo ballato e cantato davanti alla tv (in 35 anni è la prima volta che non faccio zapping davanti a Sanremo, ma lui adora la musica). I suoi occhi brillavano quando mi ha detto: mamma, sei come quella ragazza lì in tv... e io lo so che era un gran complimento. Roba da restarci secca. Eh lo so, è un pensiero da madre di maschio ;)
Serate in cui senti di esistere, di essere qui e ora.

Serate che mi fanno pensare che no, non mi son buttata a fare il bis perché come dico scherzando sono smemorata. È l'opposto, io non dimentico affatto la fatica né da dove arrivo o la mia storia.
È solo che sto persino imparando a godermi il presente. Incredibile, eh?

venerdì 8 febbraio 2013

A te, che da sempre hai un nome

Ciao piccoletta,
uhu, mi senti? Sono io, mamma. Sono l'impiastro di donna che ti è toccato in sorte o che forse ti sei scelta, chissà... a me piace pensare che sia stata tu a tuffarti intrepida nella mia pancia e a breve tra le mie braccia.
 
Sono il tuo contenitore, la tua porta sul mondo e la tua culla, sono l'eterna impaziente che non fa che portarti allegramente a spasso, oggi qui domani là, che  non mi è mai piaciuto star ferma. Senti... che ne dici di approfittare del fatto che siamo in piena notte e i maschi di casa (gatto compreso) stanno dormendo per fare quattro chiacchiere tra noi ragazze, ti va di ascoltarmi?
 
Io lo so, hai ragione, sono stata piuttosto tesa e preoccupata in questi ultimi mesi, e lo so che la cosa non ti ha entusiasmata.
 
Io lo so, mi son presa qualche bello spavento e pure qualche arrabbiatura di troppo, e tra ormoni e adrenalina a go-go non deve essere stato divertente ballare lì, proprio dietro al mio ombelico.
 
Io lo so, averti chiamata "la sorellina" per otto lunghi mesi è sicuramente stata una sciocchezza...quando mai una persona esiste solo in relazione ad altri?!?
 
Io lo so, fino a due giorni fa non avevamo ancora deciso il tuo nome. Che poi tu lo avevi indicato da sempre, perché con il tuo nome è andata esattamente come per tuo fratello: me lo hai sussurrato in sogno una notte ed io ti ho sentita, ma poi ci abbiamo messo mesi e mesi prima di abbandonare tutte le nostre ipotesi e semplicemente ascoltarti. Che poi bastava riflettere sul significato per capire che è il tuo. 
 
Io lo so, sono pure andata stupidamente in crisi pensando che a Villa Microbica non ci fosse abbastanza spazio per te e per tutti noi. Guarda, in questi ultimi giorni le cose si stanno mettendo bene, forse è la volta buona che troviamo una nuova casa dove ognuno potrà avere il suo spazio... ma ha ragione zia Ecca, conta lo spazio che ti facciamo nella nostra vita, non quello in casa. E lo spazio per i figli intuisco sia come l'amore, si moltiplica come per magia.
 
Ecco. Io lo so, capisco tutte le tue ragioni. E se ti sei messa di traverso avrai i tuoi buoni motivi, che a volte per farsi ascoltare bisogna puntare i piedi e mettere un punto fermo.
 
Adesso, se hai ancora pazienza, vorrei ancora spiegarti perché mi piacerebbe tanto che tu cambiassi posizione. Non per rientrare nelle statistiche dei parti naturali o per prendere il bollino di latta dorata da mamma-doc che partorisce in 2 ore senza dolore/allatta al seno senza fatica/non perde mai la calma mentre con una mano prepara le pappe ideali e con l'altra calma coliche e pianti.
Ti va bene, sono cresciuta e grazie a tuo fratello conosco meglio le mie potenzialità, sono più sicura tanto da poterci ridere sù.
Io vorrei semplicemente collaborare con te per aiutarti a trovare la posizione migliore, la culla più accogliente, il trampolino di lancio più adatto al tuo tuffo nella Vita. Con dolcezza, assecondando i tuoi movimenti, accogliendo le tue esigenze di piccoletta che ancora non parla ma che già si esprime, semplicemente perché vorrei accompagnarti alla vita in un modo più dolce e rispettoso. Per noi, per darci lo spazio e soprattutto il tempo di separarci come si deve, quando per entrambe sarà il momento di affrontare questa avventura, assecondando i nostri ritmi e fregandocene dei protocolli medici.
Ecco, son riuscita a dirtelo, ffiù.
 
Che poi, se non riesci o per qualche altro motivo non vuoi o puoi farlo, no problem. Comunque vada ho aperto le braccia, tranquilla, atterri sul morbido.
 
Un bacio, la tua mamma




 

martedì 29 gennaio 2013

Di traverso

Traverso: /tra'vɛrso/ [lat. transversus "trasverso"]
agg. che interseca, taglia una linea presa come riferimento ■ Trasversale: che si dispone obliquamente rispetto ad una linea di riferimento ■ espressioni: Mettersi di traverso: fig., ostacolare l'attività di qualcuno ≈ (fam.) mettere i bastoni tra le ruote, osteggiare, remare contro.
Contrario: agevolare, favorire. (Fonte: Treccani on line)

Dopo 8 mesi di idillio, in cui non ho fatto che lodarla e dire quanto fossi sorpresa di una gravidanza così serena e senza intoppi (chi mai scorderà i quattro mesi e mezzo passati tra letto e divano aspettando Piccolo Uomo, brr...) l'Intrepida ha alzato la mano e fatto un gesto teatrale. Per essere precisi venerdì il gine ci ha detto che - senza che io me ne accorgessi, of course - ha fatto una bella capriola e abbandonato la posizione cefalica per mettersi di traversotesta a sinistra, culetto in basso, piedi e mani raccolti sotto le mie costole in alto a sinistra. Ecco spiegati quei dolori lancinanti che mi mozzavano il respiro e impedivano anche solo di appogiarmi sul fianco, argh.
 
D'altronde è figlia nostra, è genetico che sia rompiballe e dica la sua: noi due sciagurati ancora non siamo riusciti a trovare un'alternativa decente (e economicamente sostenibile, ahimé) a Villa Microbica, sul suo nome siamo in alto mare e 2 notti su 3 faccio incubi terrificanti sulle paure che di giorno cerco di combattere. Secondo me si è detta: mmm, qui butta male, 'sti due non son proprio pronti, meglio che io cerchi di attirare un briciolo di attenzione... male che vada, mi metto tranquilla di lato e gli do ancora un po' di tempo per preparare alla grande il mio benvenuto!
 
Che poi... possiamo darle torto?!? La pupa ha pure ragione, ma temo ignori i protocolli medici: se tra 4 settimane sta ancora messa così... zac! la tirano fuori a forza con un bel taglio cesareo, pure un paio di settimane in anticipo sul previsto. Che dopo il parto indotto di Piccolo Uomo avviato di mercoledì e conclusosi alle 6.33 di venerdì... ecco, non osavo immaginare di peggio e invece.

Una cosa è certa: nonostante il mio approccio chakrista alla vita, nonostante le mie meditazioni e respirazioni yoga, nonostante il mio desiderio di un parto naturale (sì, voglio partorire con dolore, embé?!?)... qualcosa non funziona, non so proprio indicare ai miei figli quale sia la via d'uscita, sigh.
 
 
Vado di cartelli stradali? Chiedo a una hostess di indicare il sentiero luminoso che indica le uscite di sicurezza? Mi appendo a testa in giù sul lampadario?
Stupidaggini a parte, se qualcuna di voi ci è passata ed è esperta di moxibustione, comunicazione prenatale o altre tecniche naturali si faccia avanti, please. Specialmente se avete indirizzi e contatti utili in Torino e dintorni. Vi sarò eternamente grata.

Sono disposta a mettermi in gioco. Perché anche se fifona di natura ormai una cosa mi è chiara: per mettere al mondo un figlio occorre chiudere gli occhi, fare un respiro profondo e poi buttarsi con fiducia dal portellone dell'aereo... in qualche modo il paracadute si aprirà.

venerdì 25 gennaio 2013

Countdown

Sembrava non avesse capito. O semplicemente avesse deciso di ignorare la cosa, tanto in fondo Nonno Lupone passa tutti i giorni, in ludoteca ci si va comunque, mamma continua ad uscire per andare a yoga o a cena con le amiche.
Sembrava deciso a non raccogliere l'amo lanciato da tutti noi, che ci aspettavamo fuochi d'artificio e balli sfrenati di gioia, come se la novità dovesse per qualche strano motivo emozionare più lui di noi.

E invece no. Piccolo Uomo è l'adorabile testone riflessivo che già da minuscolo mostrava di essere. Lui ha soppesato, ascoltato, soprattutto osservato le nostre reazioni.

I primi 2 giorni ha adottato la tecnica dell'angioletto, sorprendendomi continuamente e facendomi illudere che i capricci per vestirsi/lavarsi le mani/assaggiare qualcosa di nuovo/etc etc fossero sorpassati. Intanto mi sembrava di sentire il rumore dei suoi pensieri: strano, mamma non fa una piega, resta lì, mmm.

I 3 giorni successivi, oggi compreso, siamo passati alla versione diavoletto: no, niiijente, no faccio, no vengo, no vojo, no no no . Fino a punte di autolesionismo come quando mercoledì ha deciso di passare 40 minuti seduto ad osservare gli altri bimbi invece di giocare con loro, col suo irresistibile muso da lupetto imbronciato, solo perché mamma si rifiutava di tenerlo in braccio per tutta l'ora di psicomotricità.
Intanto continuavo a sentire il rumore dei suoi pensieri: strano, mamma non fa una piega, resta lì, mmm.

Poi mi sono ricordata.
Della frase detta en passant al suo adorato papi, una sera a cena, così in leggerezza, tra uno spicchio di mandarino e un sorso d'acqua: sai papi che desso mamma ta con me? No lavora

Direi che - come sempre - ha capito benissimo, solo che lui non è tipo da fuochi d'artificio o balli sfrenati.
Lui sa che ormai mamma resta a casa, vicina vicina, anche se ci ostiniamo a non voler stravolgere troppo i ritmi e a mantenere la routine con i nonni. Per me stava solo cercando di farsi un'idea più precisa, il quadro della situazione.
È ufficiale: la sottoscritta è in maternità da ben 5 giorni, si gode la quiete prima della tempesta, ma già ad annusare l'aria qui si sente aria di rivoluzione.

PS di servizio: no, non abbiamo ancora deciso il nome. Per pietà, non chiedetemelo anche voi, lo so siamo due sciagurati, ma le siam toccati in sorte noi.

PPS: segue foto di cosa intenda Piccolo Uomo per tae vicini vicini ... la macchia grigia è la mia panza vista dall'alto!


martedì 15 gennaio 2013

Le frasi (idiote) dell'attesa

Non sai come ti invidio... che bella pancia!
Accidenti, sei quasi alla fine, vero? Fino a quando lavori?
Ma cosa c'è lì dentro, un bimbo o una bimba?
Piccolo Uomo che dice? Il papà sarà contento!
Siccome in questo periodo son doppata di ormoni, quando sento queste frasi di solito sorrido e mi si alleggeriscono i pensieri grigi.

Per puro divertissement vi voglio dare un assaggio anche delle frasi particolarmente idiot  inopportuneEcco la mia personale top five delle idiozie che tocca sentire durante la gravidanza:
1. Allora fai la coppia, che bello!
Tesoro, ogni nuovo arrivato è il benvenuto, ma non si tratta di un acquisto dell'ultimo minuto al supermercato, non è una tovaglietta da brunch per due né un set di coltelli da bistecca, è una creatura nuova di zecca, un essere umano in miniatura, unico al mondo e meraviglioso. Solo per capirci.
2. Ah, 2 anni e mezzo di differenza, la combinazione perfetta! Vedrai come andranno d'accordo.
Ciccio mio bello, ma cosa ne sappiamo di come andrà tra i due?!? Se esistesse una formula matematica vincente in molti l'avrebbero già applicata, non credi?

3. La femmina dopo il maschio? Uao! Hai fatto centro, meglio del contrario, così quando sarà adolescente lui potrà controllarla e voi stare tranquilli.
Ma siamo fuori?!? Ma chi te lo dice che usciranno insieme e soprattutto perché mai Piccolo Uomo dovrebbe controllare la sorella?

4. Una bambina? Benone, così siete a posto e non dovete fare il terzo.
Scusa, gentilmente, puoi fermarti dieci secondi e ripetere ad alta voce la frase imbecille che hai appena detto? No, ma ti rendi conto?!? A parte che i figli si desiderano, attendono e amano, ma cosa vorresti dire esattamente? Non so nulla di terzi figli, ma tra loro e le riserve di una squadra di calcetto intuisco ci siano delle differenze.

5. Una bambina? Tuo marito non potrà chiederti più nulla.
Questa, lo capite da voi, entra di diritto nella top five, perché di scemenze così se ne sentono davvero poche. Oltretutto, bella mia, faresti bene a ripassare biologia, sono i papà a determinare il sesso dei pupi. E poi che diamine dovrebbe chiedermi? Mica siamo in pizzeria e io sono il forno a legna.

Ehi piccina, stai tranquilla, mamma e papà sono i due impiastri che sono in alto mare con la scelta del tuo nome e che non hanno ancora saputo trovare un'alternativa a Villa Microbica, ma quando sarà il momento potrai atterrare serena tra noi, luoghi comuni e stereotipi cerchiamo di tenerli fuori dalla porta.