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mercoledì 3 luglio 2013

Ossigeno

Mettersi lo smalto alle unghie e un paio di tacchi. 
Guidare l'auto senza allacciare le cinture dei seggiolini. 
Ignorare quanto tempo è passato dall'ultima poppata. 
Mangiare con calma assaporando ogni boccone. 
Svuotare la mente da responsabilità, routine e preoccupazioni. 
Ascoltare le amiche che parlano tutte contemporaneamente e riuscire a seguire il filo del discorso.
Rientrare a casa quando fuori è buio pesto.

I miei bambini sono creature meravigliose, ma ogni tanto ho semplicemente bisogno di liberare la mente e respirare. Da sola.


lunedì 20 maggio 2013

Zia Ecca, ovvero quando la vita ti sorprende

Per cogliere alcuni doni occorre tempo, pazienza e una grande capacità di sentire. Sono doni rari, pianticelle da innaffiare e accudire, capaci di resistere anche quando le dimentichi sotto il sole cocente o le bagni con troppe lacrime. Sono scatole colorate sotto l'albero di Natale da aprire in velocità, perché intuisci che quel che troverai è più di quello che avevi chiesto.

Zia Ecca era nascosta in una di queste scatole, forse la più brutta, quella tutta grigia e impolverata: la scatola del mio ufficio. Quel luogo da cui non ho ancora saputo allontanarmi, ma con il quale ho avviato una civile convivenza, non felice ma almeno più consapevole. Undici anni fa Ecca-non-ancora-zia si affaccia sulla porta del mio ufficio: sorriso smagliante (pensavo avesse una paresi da quanto sorrideva) e passo sicuro di chi sa muoversi nel mondo. Io la studiavo dal mio angolo, incuriosita di vedere come si sarebbe mossa nelle sabbie mobili. All'inizio circospetta come sempre, l'ho studiata ben bene prima di decidermi a darle fiducia e a rivelarmi per come sono veramente. E pian piano ci siam prese le misure, capite, confidate, aiutate, tenute per mano nei momenti difficili, persino visualizzato contemporaneamente un uovo d'oro per proteggerci dalle energie negative di un capo impossibile (e ha funzionato, lo giuro!).
E certo, abbiamo anche litigato di brutto, di persona e al telefono, anche se lei odia non affrontare le cose di persona, ma io - ormai lo sapete - non so aspettare, ehm ehm. Io e lei proviamo a dirci tanto se non proprio tutto, anche le verità scomode, anche le cose spiacevoli, quelle che fanno male, perché anche questo è un modo per crescere e costruirsi. Perché se sai di avere di fronte una persona leale e sincera ti senti al sicuro, forse quello che verrà fuori potrebbe non piacerti, ma sul lungo periodo ti farà bene, lo sai già. Siamo diventate un duo di quelli insoliti quanto inossidabili, tanto che qualche collega distratto finiva per chiamare l'una col nome dell'altra. Che poi essere un duo non è facile, vabbè.

Insomma, che vuoi di meglio di un'amica fidata seduta alla scrivania dietro alla tua? Happy end, no?!? Beh, ecco la vita non procede in linea retta, quasi mai, e ci siam trovate a prendere sentieri diametralmente opposti, senza volerlo veramente. Il mio tempismo poi è proverbiale, una su tutte: io e Papà Gabbiano ci mettiamo undici anni prima di decidere di sposarci e ovviamente lo facciamo proprio quando lei si trova a raccogliere i cocci del suo matrimonio. Che poi lei c'era anche quel giorno, ma nelle foto sembra la zia ultracentenaria di se stessa, oh manna manna.
E seguono anni difficili in cui sarebbe stato più facile per entrambe allontanarsi, l'altra è uno specchio spietato in cui riflettersi, non fa sconti: io vivo anni complicati all'inizio del matrimonio, lei fa i conti con i suoi cocci, io non sopporto più il mio lavoro ma non so svoltare, lei nemmeno ma è capace di cambiare la prospettiva, io abbandono la rabbia che da anni mi accompagna e mi sento pronta a diventar mamma, lei accarezza la mia pancia appena arrotondata mentre porta con nonchalance le borse pesanti del pc per non farmi scoprire dal capo di cui sopra, anche se sente ancor più forte lo struggimento lo so, io mi trovo a piangere tutte le mie lacrime per una pancia improvvisamente vuota, lei poco dopo mi trascina con sé a rigenerarmi in montagna grazie a un seminario di yoga e altre amenità chakriste che entrambe adoriamo. E l'elenco è lunghissimo, potrei continuare per ore, ma saltiamo alla fine: ho prima una bella pancia tonda, e poi una seconda, lei fatica ma non molla, io accolgo. Spuntano fuori prima Piccolo Uomo e poi la Gattina, lei invece non ha ancora cuccioli suoi. 
 
A questo punto - direte voi - l'amicizia si è rotta. Come si fanno a conciliare i ritmi delle poppate ogni tre ore con il tempo libero di chi può decidere uscendo dall'ufficio di organizzarsi aperitivo+cinema? Come non fraintendersi quando una si lagna di non riuscire a farsi con calma una doccia e l'altra singhiozza di avere troppo tempo libero? Come si fa a non allontanarsi quando la vita dell'altra a tratti ti sembra più semplice/desiderabile/facile della tua? Come si fa a non dirsi a vicenda le parole più feroci: tu non puoi capire!
E invece no, non è andata cosi, forse non possiamo capirci fino in fondo, ma sappiamo sentire. Sappiamo comprendere. Stiamo imparando ad accogliere. Il trucco è tutto qui.

Oggi zia Ecca fa parte della nostra famiglia, zie di sangue o di cuore conta solo l'amore. Ha avuto il coraggio di propormi per due anni di fila vacanze al mare noi due sole con un Piccolo Uomo entusiasta di tante coccole e attenzioni (è sopravvissuta e ha pure imparato parecchio, eh eh). Si muove agile nella mia cucina, tante son le volte in cui mi ha detto: vengo a cucinarti qualcosa, così tu tiri il fiato e magari facciamo due parole. Anche se poi non ci riusciamo mai perché il piccoletto la vuole tutta per sé... zia Ecca viene a giocae con meeee. Lei è la sua madrina perché a chi altro affidare tuo figlio se non agli amici fidati che sai lo ameranno come lo ami tu?
Poi pazienza se Zia Ecca lo vizia tremendamente e compra Autosprint ad un piccoletto di 32 mesi... lui mi ha appena mostrato orgoglioso un collage fatto con i ritagli del suo eroe Alonso sulla Ferrari. I suoi occhi brillano, questo conta. Anche quando percorri sentieri diversi, la vita ti sorprende :)

Buon compleanno Zia Ecca, se annusi l'aria sentirai che il vento sta girando.

 


lunedì 10 settembre 2012

Istantanee

aprile 1989, interno casa di Nonno Lupone e Nonna Pasticcia
Ho 12 anni, un fermaglio nei capelli e sorrido mentre guardo l'obiettivo. La pellicola immortala la candelina rosa appena spenta e un gruppetto di ragazzine di seconda media alle mie spalle, sorridenti, spavalde e imbarazzate come è solo chi si affaccia sull'adolescenza.
Chissà se il desiderio appena espresso si è poi avverato... ah, come vorrei ricordarmelo.

settembre 2012, interno Villa Microbica (casa mia)
Ho 35 anni e tengo strette le manine del mio Piccolo Uomo che soffia sulla sua seconda candelina. Sono quella alta, coi ricci e gli occhi luccicanti di orgoglio, e pazienza se faccio sorridere con il mio entusiasmo mammesco, è così forte che non posso tenerlo per me. Intorno a noi nonni, bis-nonne, zii, bambini di ogni età come se piovesse e tanti amici, alcuni da sempre e altri nuovi di zecca.
Se osservate con attenzione uno dei tanti scatti iPhone, riconoscerete un sorriso in mezzo alla confusione, proprio alle spalle del piccoletto: è una delle dodicenni del 1989 ed è sempre al mio fianco, forse per noi il tempo non è mai passato.



È la mia amica M., quella che mi ha insegnato che quando qualcosa non va non occorre per forza rabbuiarsi o tacere ma ci si può fare una bella risata sopra. È l'amica che 3 anni fa ha buttato la paura tra le ortiche e ha suonato il campanello di casa per cucinarmi il pranzo nel giorno più buio, quello in cui cuore e pancia sanguinavano e pensavo non avrei più sorriso. Non la ringrazierò mai abbastanza e soprattutto mai lo scorderò. È quella che sopporta le mie bizze e intemperanze, a cui posso dire la verità senza timore di essere giudicata, così radicalmente diversa da me eppure riusciamo incredibilmente a capirci. È quella che ieri mattina ha di nuovo suonato il campanello e si è messa a preparare panini per la festa del piccoletto, che mai potrei rinunciare al suo aiuto, in cucina e non solo. È l'altra metà di un'amicizia insolita, su cui nessuno anni fa avrebbe scommesso un centesimo e invece farebbero bene a ricredersi perché la diversità è un valore. È quella che Piccolo Uomo chiama zia M., perché – poche storie, il sangue non sempre c'entra – lo ama come si ama un nipote e so che lui potrà sempre contare su di lei e su zio D.

Buon compleanno zia M.! 
Ignora gli anni che passano e non smettere di sorridere come nell'istantanea del 1989.


venerdì 30 marzo 2012

Coming out

Sono timida.
Arrossisco per un nonnulla.
Mi arrabbio facilmente.
Spesso penso che chi mi sta di fronte sia 100 volte più in gamba di me.
Insomma, nel bene e nel male, sono una persona emotiva (uhm, forse il titolo del blog mi rappresenta più di quel che penso).

Nonostante tutto questo comincio a fare... coming out.

Questa sera ho detto alle mie amiche: ragazze, ho un blog.
E sentivo le guance diventare tutt'uno con la montatura rossa dei miei occhiali. E sentivo la schiena irrigidirsi per il timore del giudizio altrui.

Ma, lo scrivevo già qualche giorno fa, io sono una persona fortunata.
Ero con le mie amiche, in quella preziosa bolla di vita in cui non sono mamma, moglie, figlia o professionista, ma semplicemente trovo spazio per me stessa.
E potevo correre il rischio di mostrarmi per come sono, con tutto il mio bagaglio di stranezze, contraddizioni e fragilità. Persino ammettere che io, snob anti-social che preferisce coltivare le relazioni di persona, ho ceduto al fascino della condivisione dei pensieri in rete.

Ecco. Capitano serate come questa, doppiamente preziose dopo una giornata buia, e mi ritrovo a scrivere in piena notte un post dal cellulare.
E a sorridere.
Perché questa sera, oltre alle guance rosse e alla schiena tesa, ho sentito il mio cuore allargarsi :)

E voi, con chi parlate del vostro blog?