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mercoledì 19 giugno 2013

Cambio casa, cambio vita (cit.)

Ozio. Frescura. Seduta all'ombra sul dondolo. Osservo gli altri smontare mobili, imballare pacchi, trasportare scatole, ah questa sì che è vita.
Non ricordo di esser rimasta seduta a far niente da... boh, forse dallo scorso inverno quando la Gattina era ancora nella mia pancia. 
Mi godo questo attimo. Sono qui. Ora.

Assaporo il morbido dei desideri realizzati, il frizzante dei sogni inseguiti con caparbietà e incoscienza, la consapevolezza rotonda dei traguardi raggiunti con le nostre sole forze.

Con un pupo 2enne e una pancia in crescita poteva bastare il cedimento di un attimo per accontentarsi della Casa Qualsiasi, specialmente se sono anni che cerchi la Casa Ideale, quella in cui sentirti davvero a casa, come ci eravamo sentiti 7 anni fa entrando qui, nella nostra Villa Microbica. E invece bastava aspettare, avere fiducia, non mollare. Ignorare il calendario. Sentirsi fortunati.

Ed è arrivata lei, la Casa Ideale: assomiglia tanto a Villa Microbica da sembrare la sorella maggiore, con un grande giardino tutto nostro per i pupi. Oggi ha iniziato a prender forma, tra un paio di giorni cominceremo a viverla. 
Sono così contenta che non mi importa dei 105 scatoloni da disfare. Se poi volete passare a darci una mano... mi casa es tu casa!

martedì 1 gennaio 2013

2013

Auguri agli amici di sempre, che senza non so più immaginarmi.
Auguri agli amici appena incrociati, perché amo imboccare nuovi sentieri.
Auguri alla mia famiglia, che parte dagli 8 mesi e atterra oltre i 90 anni, sempre più grande e colorata e più si allarga più mi piace, perché la famiglia non c'entra col sangue.
Auguri a chi ancora non conosco e a chi non conoscerò mai, perché questo pianeta è meravigliosamente affollato di differenze.
Auguri a noi 3+1, perché la meraviglia risiede a Villa Microbica, altroché.
Auguri a tutti voi che passate di qui, pensate che bello se domattina ci svegliassimo e anche solo uno degli auguri che ci siamo scambiati questa notte fosse realtà.
Ah, già, dipende anche da noi ;)

lunedì 26 novembre 2012

Buon non-compleanno

Sveglia all'alba: mi lavo la faccia tenendo aperto un occhio alla volta. Poi in treno tra mille pendolari, che il lavoro traballa, ma la corsa per ora non si arresta... vorremo mica perderci la trasferta del lunedì mattina?!? La giornata prosegue, finalmente mi siedo sul treno di ritorno e mi assale la stanchezza.

In stazione mi aspetta una sorpresa: Piccolo Uomo con i nonni. Gli vado incontro, appena mi vede i suoi occhi luccicano e proprio tra la sciarpa e il cappello intravedo le sue guance arrossire, emozionato e timido, tutto sua mamma oibò.
E passa tutto: il malumore, il sonno, la voglia di sdraiarmi sul divano fino a domani. Ho voglia di fare merenda, di riempire la vasca per il bagnetto, di cantare cinque volte di fila tanti auguri a teeee a Piccolo Uomo tutto preso dal soffiare sulla candelina di cartone che svetta sulla torta di mattoncini...


Buon non-compleanno tesoro, la mamma ti mangerebbe di baci se solo tu li amassi un po' di più.
E coraggio, Intrepida, fatti avanti. Forse tra qualche mese sarò sopraffatta dalla stanchezza, ma gli occhi mi luccicano e le guance si infiammano al solo pensarti.

lunedì 5 novembre 2012

Beata incoscienza

Lo ripeto da giorni, a chiunque. Farei bene a tatuarmelo sulla pancia. O almeno ad appoggiare un cartello sull'ombelico. Me lo ripeto ossessivamente come fosse un mantra, sperando serva ad abbassare la pressione.

La mia azienda rotola senza freni verso il dirupo, la ricerca della casa perfetta assomiglia sempre più alla ricerca del Santo Graal, Piccolo Uomo ha deciso di far lo sciopero della pappa accompagnandolo con un sottofondo incessante di no,no e poi no!, etc etc.

Ma... la mia pancia è abitata. Sta bene, stiamo bene. Questa mattina aveva la manina sinistra davanti al viso. Fa di testa sua e non si mette quasi mai come vorrebbe il gine. È una ragazza, un'avventura tutta nuova da esplorare.

Andiamo avanti. Beata incoscienza.

martedì 30 ottobre 2012

Mangio. Prego. Amo. (e leggo, che male non fa)

Leggo e osservo. Leggo e scrivo poco. Leggo e medito sui post in cui inciampo. Leggo e commento veloce dall'iPhone i blog salvati come preferiti: dall'autobus, dal sedile del passeggero dell'auto di Papà Gabbiano, dal divano la sera dopo aver messo l'antifurto e chiuso le persiane, persino da sotto le coperte.

E di cose da dire ce ne sarebbero, ma le mie giornate e i miei pensieri corrono veloci, troppo veloci per riuscire a fermarli. E poi è così importante trattenere il fiato per qualche secondo, imparare a tacere e ascoltare... atteggiamento che vorrei coltivare ma che fatico parecchio a mettere in pratica.

Secondo voi sono gli ormoni? O è il "mio" mondo a ruotare sempre più vorticosamente? O semplicemente son lenta io a stargli dietro? Chissà.

Il bello di cambiare prospettiva più spesso del solito è... vedere qualche passo oltre l'orizzonte intravisto solo ieri e annusare il profumo della novità. Magari fa meno paura. Magari non medito inutilmente, chissà.

PS il mio pensiero va oggi ad A., anima semplice che in tanti anni ho solo saputo incrociare. Buon viaggio verso la Luce, ovunque sia. E grazie per aver lasciato in dono a chi resta una luce che torna a filtrare, noi sappiamo bene quanto sia prezioso per chi rischia di rimanere al buio. Grazie.

mercoledì 24 ottobre 2012

Over quota error

Toc toc, ci siete?
Io sì, cerco di recuperare un po' di energie e assorbire le tante novità di questo periodo, ahimé 3/4 sono un filo pesanti da digerire.

Io e la mia panzotta stiamo bene, Piccolo Uomo e Papà Gabbiano pure, il resto è rumore di fondo no? Almeno sto cercando di convincermi sia così.

Diciamo che son messa come la mia casella e-mail dell'ufficio: tutto è troppo pieno, affollato e caotico, c'è troppa roba dappertutto. Prima di andare in tilt mi fermo e dichiaro: mailbox full, over quota error.

Sto provando a pulire l'hard disk delle mie giornate, elimino ciò che non è essenziale, getto nel cestino i file obsoleti, scelgo il file su cui vale la pena di lavorare e intanto avvio l'antivirus che di sicuro qualche parassita è nei paraggi... vediamo se funziona, di sicuro far spazio a quel che sarà e inseguire la leggerezza non può che farmi bene.
Se ci riesco.

martedì 9 ottobre 2012

9 su 10

CRL. BPD. FL. AC. Settimane di gestazione. Curve di accrescimento. Biometria fetale. Percentili. E poi... app per iPhone, calcolatori on line, blog forum e community, ticker per il countdown.

Quando per la prima volta mi son trovata ad avere un inquilino nella pancia mi si è aperto un mondo, avevo l’urgenza di esplorare, conoscere, scoprire. Sete di sapere, come se poi la rete e tutte le informazioni che lì potevo raccogliere potessero realmente proteggerci dal bau-bau, dal lupo cattivo delle fiabe, dal timore della perdita. A dire il vero avevo anche tanto, tantissimo tempo da far passare: 4 e più lunghissimi mesi da balena spiaggiata, alternando letto e divano, mentre osservavo cadere la neve in giardino e tenevo il gatto sulle ginocchia, skype sempre acceso. È lì che ho capito perché si dice ASPETTARE un figlio.

Poi le cose son migliorate, mi sono riappropriata della mia vita di sempre, ma è rimasta la tentazione di analizzare (ehm ehm, leggi: controllare) tutto. Tranquilli, ci ha pensato lui, il nostro Piccolo Uomo, a stravolgere ogni equilibrio e ricordarmi che il Mistero è per sua natura imponderabile… e, ve l’assicuro, veder passare 3 giorni tra l’induzione del parto e la sua nascita han fatto cadere le ultime illusioni.

Adesso che la mia pancia è nuovamente abitata molte cose sono cambiate. Sbircio pigra qualche pagina web, consulto ogni tanto l'app che calcola settimane+giorni molto meglio della sottoscritta, dimentico di prenotare la prossima visita dal gine, continuo a leggere parecchi blog, quello sì. Certo, ripeto un'esperienza già vissuta e inseguo quotidianamente il piccoletto, ma la sostanza è un’altra.

Oggi vivo pregustando la prossima ecografia, le immagini della meraviglia che cresce in me. Voglio solo osservare il suo cuore che pulsa veloce, le sue manine che coprono gli occhi, gambe e braccia che si divincolano dall’abbraccio dell’ecografo. Voglio vivere la consapevolezza del miracolo che porto a spasso ogni giorno.

Venerdì ti guardavo agitarti sul monitor e ripetevo a Papà Gabbiano e al gine che è davvero una meraviglia, uno spettacolo che mai mi sazierei di guardare. Avrei voluto farti una carezza, ma ho imparato ad aspettare. E mentre ero lì che ti ammiravo mi sono scordata di tutto il resto: del lavoro sempre più in bilico, della casa perfetta che cerchiamo da anni nemmeno fosse il Santo Graal, della fatica nel trovare la chiave giusta che apra la toppa delle relazioni che mi appesantiscono.

Poi il gine ci ha detto: 9 su 10 è una femmina, ve lo confermo alla prossima eco. E il mio cuore ha cominciato a volare all'impazzata perché sì, questa volta non abbiamo solo desiderato tu fossi in salute, ma abbiamo persino osato sperare che fosse una ragazza l'intrepida che si è messa sul nostro cammino. E se a tutti racconto che son contenta di fantasticare su fiocchi per capelli e ruches nei vestiti, la verità è anche un'altra: sono contenta di immaginarti bambina perché è la prima cosa che so di te e, lo so, vuol dire poco o niente, ma già mi sembra di sapere qualcosa. Ci conosceremo, pian piano, se vuoi inizia pure a farti un'idea su di me e Papà Gabbiano, io ti anticipo che incontrerai un tipo in gamba: tuo fratello.

Benvenuta a bordo e che l'atterraggio sia lieve.
Un bacio, la tua mamma

lunedì 17 settembre 2012

Novità

Questo post è diverso da tutti gli altri, perché quel che sto per raccontarvi è nuovo e dirompente.

Sta per raddoppiare la meraviglia nella nostra vita.

E lo so, sarà faticosa e complessa come ogni rivoluzione che si rispetti.
E lo so, se non una vera pazzia possiamo dire che è da incoscienti di questi tempi, col lavoro che traballa e la casa che si restringe come il bucato a 90°.
E lo so, Piccolo Uomo è appena entrato nei terrible twos.

Ma quando la meraviglia si affaccia nella tua vita per la seconda volta, non puoi fare altro che allargare le braccia per accoglierla. E sentirti grata, enormemente fortunata.
Senza dimenticare di ridere di te stessa, perché te la racconti da tanto di quel tempo che ormai hai finito per crederci davvero: la verità è che fai fatica a chiudere gli occhi e a lanciarti dalla cima del pendio, ma non puoi farne a meno e senza brividi e vento nei capelli non sai stare, anzi te li vai a cercare. Che se stai da mille anni con un Papà Gabbiano in perpetuo movimento un motivo ci sarà, ih ih.

Con due figli la fatica è più che doppia? Tra qualche mese saprò dirvi come la penso. Che poi sono figlia unica perciò praticamente analfabeta in materia, brr.


domenica 10 giugno 2012

Quadrati di stoffa e pensieri di luce


Subito mi sono emozionata, e forse anche un po' arrabbiata, come spesso mi accade davanti agli intoppi che ostacolano il cammino.

Poi mi è sembrato così facile ritagliare un quarto d'ora di tempo per un acquisto importante e ho sorriso di me stessa, così affannata e travolta da giornate pesanti in cui dimentico persino di mangiare, ma ancora lucida da distinguere le cose preziose.

Ieri l'ho infilato nel borsone, tra i costumini e la crema doposole di Piccolo Uomo. E nel viaggio verso il mare ho raccontato la semplicità e bellezza di un gesto, fiera del mio essere chakrista come tempo fa mi definì un'amica perché credo davvero nelle energie sottili, nelle cose che non capitano per caso e nella forza del pensiero.

Tra poco lo spedirò.
Bon voyage, piccolo quadrato di stoffa che porti il mio pensiero di luce a chi cerca.


mercoledì 9 maggio 2012

Occhiali inutili

Si vede che corri tutto il giorno, sei proprio dimagrita, voglio dire: sei in forma, non sciupata.
Un fiore, sei un fiore!
Sicura di star bene? Ma sì, forse mi sembri diversa dal solito... sarà il nuovo taglio di capelli?
Ti vedo radiosa, la maternità ti ha proprio donato.
etc etc etc

Ok, lo so, metà son frasi dette così, tanto per dire. E so anche che dietro ai chili finalmente lasciati per strada ci son più che altro le energie spese per conciliare lavoro-famiglia-tempo libero e i troppi pasti saltati. Magari in qualche caso c'è anche un pizzico di invidia.
Però son settimane che mi sento dire le stesse frasi. Le stesse parole ripetute dal panettiere, dall'amica di sempre, dalla vicina di tappetino durante la lezione di yoga, persino dalla collega che da 10 anni incrocio nei corridoi e di cui proprio non ricordo il nome.

Ad esser sincera sono anni che non mi sentivo così. Anni! Mi guardo allo specchio e vedo una donna energica, sorridente, a tratti sicura, capace di scacciare i brutti pensieri nel giro di un pomeriggio, finalmente decisa a metter il naso fuori dalla tana per iniziare a dire la sua.

E secondo me la maternità non è affatto la panacea di tutti i mali, né una medaglia da appuntarsi al petto, tantomeno un obbligo sociale o un dovere.
Ogni tanto mi sento una madre terribile, di quelle che sbagliano l'A-B-C, di quelle che chiamano disperate SOS Tata. Altre volte rimpiango la mia vita precedente, quando potevo decidere all'ultimo cosa fare mezz'ora dopo. Altre ancora sono pigra e vorrei stendermi sul divano e non pensare a niente.

Resta però un dato di fatto: le persone intorno a me mi vedono diversa, e credo non si riferiscano solo al mio aspetto esteriore. Soprattutto io mi sento diversa, cambiata, forse cresciuta.

Il punto è che da 20 mesi io e Papà Gabbiano conviviamo con un'altra persona: Piccolo Uomo.
A costo di sopportare qualche sguardo di commiserazione, lo ripeto convinta: è una piccola bomba ad orologeria lanciata in casa che improvvisamente riempie tutti gli spazi e crea nuove geometrie. Impossibile non accorgersi che lì sotto c'è nascosto il potenziale di una persona, molto probabilmente diversa da come immaginavi, da come speravi, da come sei tu.
E allora ti vien voglia di ridisegnare te stessa.

Questa sera, mentre lo guardavo scivolare nel sonno, un pensiero buffo mi è passato per la mente:  sono miope da oltre 20 anni, senza occhiali non metto bene a fuoco gli oggetti lontani, ma da quando ho incontrato Piccolo Uomo non ho più paura di guardare l'orizzonte: il futuro non è poi così sfocato.

Da qui in poi sto nel futuro (Elisa, Nottetempo)