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lunedì 26 novembre 2012

Buon non-compleanno

Sveglia all'alba: mi lavo la faccia tenendo aperto un occhio alla volta. Poi in treno tra mille pendolari, che il lavoro traballa, ma la corsa per ora non si arresta... vorremo mica perderci la trasferta del lunedì mattina?!? La giornata prosegue, finalmente mi siedo sul treno di ritorno e mi assale la stanchezza.

In stazione mi aspetta una sorpresa: Piccolo Uomo con i nonni. Gli vado incontro, appena mi vede i suoi occhi luccicano e proprio tra la sciarpa e il cappello intravedo le sue guance arrossire, emozionato e timido, tutto sua mamma oibò.
E passa tutto: il malumore, il sonno, la voglia di sdraiarmi sul divano fino a domani. Ho voglia di fare merenda, di riempire la vasca per il bagnetto, di cantare cinque volte di fila tanti auguri a teeee a Piccolo Uomo tutto preso dal soffiare sulla candelina di cartone che svetta sulla torta di mattoncini...


Buon non-compleanno tesoro, la mamma ti mangerebbe di baci se solo tu li amassi un po' di più.
E coraggio, Intrepida, fatti avanti. Forse tra qualche mese sarò sopraffatta dalla stanchezza, ma gli occhi mi luccicano e le guance si infiammano al solo pensarti.

martedì 9 ottobre 2012

9 su 10

CRL. BPD. FL. AC. Settimane di gestazione. Curve di accrescimento. Biometria fetale. Percentili. E poi... app per iPhone, calcolatori on line, blog forum e community, ticker per il countdown.

Quando per la prima volta mi son trovata ad avere un inquilino nella pancia mi si è aperto un mondo, avevo l’urgenza di esplorare, conoscere, scoprire. Sete di sapere, come se poi la rete e tutte le informazioni che lì potevo raccogliere potessero realmente proteggerci dal bau-bau, dal lupo cattivo delle fiabe, dal timore della perdita. A dire il vero avevo anche tanto, tantissimo tempo da far passare: 4 e più lunghissimi mesi da balena spiaggiata, alternando letto e divano, mentre osservavo cadere la neve in giardino e tenevo il gatto sulle ginocchia, skype sempre acceso. È lì che ho capito perché si dice ASPETTARE un figlio.

Poi le cose son migliorate, mi sono riappropriata della mia vita di sempre, ma è rimasta la tentazione di analizzare (ehm ehm, leggi: controllare) tutto. Tranquilli, ci ha pensato lui, il nostro Piccolo Uomo, a stravolgere ogni equilibrio e ricordarmi che il Mistero è per sua natura imponderabile… e, ve l’assicuro, veder passare 3 giorni tra l’induzione del parto e la sua nascita han fatto cadere le ultime illusioni.

Adesso che la mia pancia è nuovamente abitata molte cose sono cambiate. Sbircio pigra qualche pagina web, consulto ogni tanto l'app che calcola settimane+giorni molto meglio della sottoscritta, dimentico di prenotare la prossima visita dal gine, continuo a leggere parecchi blog, quello sì. Certo, ripeto un'esperienza già vissuta e inseguo quotidianamente il piccoletto, ma la sostanza è un’altra.

Oggi vivo pregustando la prossima ecografia, le immagini della meraviglia che cresce in me. Voglio solo osservare il suo cuore che pulsa veloce, le sue manine che coprono gli occhi, gambe e braccia che si divincolano dall’abbraccio dell’ecografo. Voglio vivere la consapevolezza del miracolo che porto a spasso ogni giorno.

Venerdì ti guardavo agitarti sul monitor e ripetevo a Papà Gabbiano e al gine che è davvero una meraviglia, uno spettacolo che mai mi sazierei di guardare. Avrei voluto farti una carezza, ma ho imparato ad aspettare. E mentre ero lì che ti ammiravo mi sono scordata di tutto il resto: del lavoro sempre più in bilico, della casa perfetta che cerchiamo da anni nemmeno fosse il Santo Graal, della fatica nel trovare la chiave giusta che apra la toppa delle relazioni che mi appesantiscono.

Poi il gine ci ha detto: 9 su 10 è una femmina, ve lo confermo alla prossima eco. E il mio cuore ha cominciato a volare all'impazzata perché sì, questa volta non abbiamo solo desiderato tu fossi in salute, ma abbiamo persino osato sperare che fosse una ragazza l'intrepida che si è messa sul nostro cammino. E se a tutti racconto che son contenta di fantasticare su fiocchi per capelli e ruches nei vestiti, la verità è anche un'altra: sono contenta di immaginarti bambina perché è la prima cosa che so di te e, lo so, vuol dire poco o niente, ma già mi sembra di sapere qualcosa. Ci conosceremo, pian piano, se vuoi inizia pure a farti un'idea su di me e Papà Gabbiano, io ti anticipo che incontrerai un tipo in gamba: tuo fratello.

Benvenuta a bordo e che l'atterraggio sia lieve.
Un bacio, la tua mamma

martedì 3 luglio 2012

#Appunti di viaggio: Minorca, tre anni dopo

Prima: chiedersi dove diamine sia finita la collana colorata, quella perfetta sul top rosso fuoco che indossi solo al mare, e cercarla ovunque altrimenti è davvero impossibile chiudere la valigia.
Dopo: interrogarsi a lungo sul perché magliette così piccole occupino tanto spazio e arrendersi di fronte all'evidenza che i body senza maniche non sono MAI abbastanza.

Prima: entrare in libreria per comprare l'ultima edizione della Lonely Planet, leggere racconti e recensioni di viaggio, fantasticare sui commenti scovati in rete su calette mozzafiato e ristoranti romantici fuori dalle rotte turistiche.
Dopo: sperare che il semaforo resti rosso per altri 30 secondi, mentre nella pagina dei commenti di Booking.com selezioni la voce "famiglie con bambini piccoli", giusto il tempo di leggere un paio di recensioni (argh, l'hotel non è più solo un luogo di rapido passaggio tra la spiaggia e la serata).

Prima: comprare una crema solare fattore di protezione 8, tanto la pelle è già ambrata di suo.
Dopo: scoprirsi improvvisamente docile come un agnellino quando la farmacista ti convince ad acquistare la protezione 50+ per il piccoletto e la 30 per te, ovviamente della marca più costosa.

Prima: divertirsi, sognare, leggere e sentirsi leggera, spostare l'orizzonte dieci passi più in là, godere del bello e del nuovo insieme all'altra metà, il Gabbiano non ancora Papà.
Dopo: divertirsi, sognare, leggere e sentirsi leggera, spostare l'orizzonte dieci passi più in là, godere del bello e del nuovo insieme all'altra metà, Papà Gabbiano. E all'insolitamente scatenato Piccolo Uomo of course.

Cambia tutto, ma non cambia nulla. E la MERAVIGLIA forse sta proprio in questo!

E voi, cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza?

lunedì 30 aprile 2012

Le 3 cose che ho capito sui papà da quando sono mamma

Domenica, ore 12, interno villa microbica (ndr casa nostra)
Pa-pà... pa-pà.... pum-pum-pum..... pa-pàààààààà!
Immaginate la vocina vellutata e suadente di Piccolo Uomo, i suoi occhioni neri che scrutano oltre il vetro della finestra, la manina che batte ritmicamente ad attirare l'attenzione di Papà Gabbiano da poco in giardino.
Il teatrino funziona: papà si gira e fa una boccaccia, il piccoletto ride.
Immaginate me che li guardo e sorrido.

Lunedì, ore 15.30, interno villa microbica. Un lunedì come tanti altri
Non-no, nonno, (d)ai.
Immaginate di tornare a casa dal lavoro e trovare giochi sparsi ovunque, Piccolo Uomo sdraiato sul tappeto accanto a Nonno Lupone seduto sulla seggiolina Ikea, così impegnati ad impilare cubi e costruire la torre perfetta da non accorgersi della mia chiave che gira nella toppa.
Immaginate me che lì guardo e sorrido.

Il primo pensiero è: ecco perché alla seggiolina Ikea continua a staccarsi una gamba!
Il secondo: ma guardali qui gli uomini della mia vita, nei tre formati: piccolo, medio e grande.

Del formato mignon, penso di aver già detto abbastanza, questo blog in fondo parte da lì.
Fermiamoci un attimo sugli altri due: Papà Gabbiano e Nonno Lupone, che oltre a essere mio papà è anche la persona che principalmente si occupa di Piccolo Uomo mentre sono in ufficio.
Di loro ad oggi ho detto poco, anche se ci sarebbe molto da dire. E molto credo dirò, ma più avanti.

Oggi invece penso al tema del blogstorming di questo mese, che in fondo è per me l'occasione di fermarmi ad osservare e a riflettere.
Ta-da-da, una cosetta leggera, il tema è: Uomini. Padri.

Ecco. Queste son le 3 cose che ho capito sui padri da quando son diventata mamma:
1. un papà non è una mamma, è qualcosa di diverso e complementare: sente e agisce diversamente, ama con pari intensità.
Papà Gabbiano è l'esempio di come uno spirito ribelle e allergico alle costrizioni possa serenamente convivere con un'indole da chioccia e compiti da mammo.

2. i papà possono essere i migliori alleati delle mamme e aiutarsi a vicenda è la strada per costruire una famiglia.
Sono grata a Papà Gabbiano perché, anche se ogni tanto cadiamo in errore, condivide passione e impegno nel crescere al meglio Piccolo Uomo. E i piccoletti son delle spugne, altroché se si accorgono di quel che succede tra mamma e papà.

3. un papà che diventa nonno è un sentiero nuovo da esplorare.
Nonno Lupone è l'esempio di come diventare nonni porti energie, speranze e prospettive nuove, e di come si possa sperimentare e scoprire qualcosa di inedito anche in ruoli consolidati.

Stop. Mi fermo. Piccolo Uomo reclama la mia attenzione.

Concludo chiedendomi: cosa farei senza i miei uomini nei tre formati?!?
E voi, cosa ne pensate?
Mamme, papà, nonni, quali sono le 3 cose che avete capito sugli uomini diventati padri?

Questo post partecipa al blogstorming.

venerdì 20 aprile 2012

Primavere

Giorni di passaggio.
Giorni che portano novità.

Tutto avviene contemporaneamente, perché nell'immediato si concentra la bellezza.

Primavera che profuma di nascita, primavera col sapore di rinascita, primavera del qui ed ora.

Grazie a chi se ne è andato, regalando una luce che torna a filtrare.

Grazie a Scricciolo che oggi è arrivato, donando aria fresca, nuove sfumature all'orizzonte e la parola zia al mio vocabolario.

Grazie a me, che da ieri ho una primavera in più e qualche certezza in meno, ma cerco la primavera.

domenica 18 marzo 2012

Mamma single (part-time)


Questione femminile? Diritti delle donne? Parità o uguaglianza? 
Ecco la mia esperienza:  11 mesida mamma single, part-time.

Mi spiego meglio: niente di eccezionale, non sono una di quelle donne coraggiose che per mille motivi si trovano a dover crescere da sole i propri figli.

Semplicemente, per quasi un anno, sono stata una delle tante con il compagno lontano per lavoro dal lunedì al venerdì, una di quelle mamme che cercano di crescere al meglio i piccoletti di casa, moltiplicando in qualche modo le ore dei giorni feriali così da farci entrare tutto, ma proprio tutto:  famiglia, lavoro e – perché no -interessi e amicizie.

Niente di eccezionale, certo.
Niente di eccezionale, me ne rendo conto.
E in tanti a ripetermi quel che già sapevo:  ci sono migliaia di donne con un compagno formalmente presente a casa tutte le sere, ma in realtà sole.

Lasciatemi aggiungere un altro punto di vista. Il mio.

Niente di eccezionale, ok, però mi son trovata ad affrontare da sola le notti interrotte di un Piccolo Uomo di nemmeno 5 mesi.
Però ero ancora a casa in maternità, in quella bolla di vita in cui tutto odora di crema alla calendula, brodo vegetale e olio per massaggino neonatali.
Però ho pianto al telefono angosciando Papà Gabbiano quando lo svezzamento mi sembrava una montagna insormontabile e il mio buonumore dipendeva da due cucchiaini di mela, e davvero non mi rendevo conto che ero solo disorientata dal vedere che Piccolo Uomo ed io stavamo imboccando il sentiero dell’autonomia.
Però mi son trovata da sola a fare il salto verso il pc dell’ufficio,con le narici travolte dall’odore della macchinetta del caffè e lo sguardo smarrito di chi dovrebbe pensare a riacquisire dimestichezza col lavoro e invece sbircia il cellulare per sapere se ha finito il biberon della colazione.
Però ho gestito da sola tiralatte infernali e mirabolanti incroci di nonni per concedermi una serata al mese di cinema e chiacchiere con le amiche e una lezione di yoga a 400 metri da casa.
Però ho meditato, visualizzato e convogliato tutte le mie energie positive affinché il primo dente e i primi passi di Piccolo Uomo arrivassero nel week-end. Che poi è andata proprio così, ennesima dimostrazione della versatilità del mio angelo del parcheggio (questa è un’altra storia, troppo lunga da raccontare adesso).

Non è stato facile. Affatto.
Ma me la sono cavata. Ce l’abbiamo fatta.
Papà Gabbiano dorme a casa quasi ogni sera, Piccolo Uomo è un bambino sereno, siamo vivi.

 Sapete perché? Io sono una persona fortunata.
Perché i miei genitori hanno saputo adattarsi a nuovi ruoli e responsabilità, trovando la giusta misura tra lo starmi accanto quando ne avevo bisogno e il lasciarmi percorre in autonomia la mia avventura da mamma.
Perché i miei suoceri e la mia famiglia in generale per amore di Piccolo Uomo hanno saputo imboccare nuovi sentieri dandomi una mano anche quando non condividevano le nostre scelte.
Perché Papà Gabbiano ha sopportato i suoi sensi di colpa, le mie crisi e le mie lacrime miste ad accuse, ed  ha fatto tutto il possibile e anche di più per la sua famiglia.
Perché ho amiche vere, di quelle che Piccolo Uomo chiama zia a testimoniare che son sorelle d’elezione.
Perché ero una mamma single part-time e adesso sono una mamma lavoratrice part-time, arrivo a casa per la merenda e Piccolo Uomo ed io abbiamo persino il tempo di annoiarci insieme.
Perché son stata in gamba pure io e mi son quasi sempre ricordata che sì sono una mamma, ma anche molte altre cose, tutte con pari diritto ad esistere.

Ecco.
Quello che auguro a Piccolo Uomo e che tento di insegnargli a costruire è un domani in cui tutti abbiano il diritto di mettere a frutto il proprio talento, qualunque esso sia. Un domani in cui non conta essere uomo o donna, né essere fortunati come me, ma in cui è importante  essere parte attiva di un modo nuovo di guardare le cose.

E  per favore non chiamatemi Biancaneve.

Questo post partecipa al blogstorming.

martedì 13 marzo 2012

Senza parole

Piccolo Uomo ama giocare con costruzioni e scatole.

Uno dei nostri giochi preferiti consiste nell'impilare insieme le sue scatole colorate, nascondendo all'interno un animaletto di gomma. Il vero divertimento arriva poco dopo. Con un gesto tanto rapido quanto prevedibile Piccolo Uomo fa crollare a terra la torre di scatole e scoppia a ridere.

Ecco. Questa è l'immagine che ho visualizzato all'improvviso durante la lezione di yoga. Pensavo a un'amica, alle parole che avrei voluto dirle poco prima e che invece non avevo saputo trovare.

All'inizio non capivo.
Poi ho pensato alla torre: costruita pian piano, un pezzo dopo l'altro, da due persone con l'obiettivo di creare qualcosa insieme.
E all'improvviso il gesto di una sola delle due fa crollare tutto. E niente è più come prima.

La torre è la famiglia della mia amica.
Le scatole sono i tanti anni insieme.
Il pupazzetto di gomma...  il loro piccolo uomo, che ho visto nascere.

Il compagno della mia amica ha appena dato un calcio alla torre.
Sono. Senza. Parole.