Se vi capitasse di vedere una ragazza alta, con gli occhiali e i fianchi morbidi che, rigida come un palo, attraversa la strada con lo sguardo fisso a ore 12 vi supplico: siate gentili, fatemi arrivare incolume dall'altro lato, non sono distratta né me la tiro, è solo che per la TERZA volta in vita mi è toccato mettere il collare dopo un tamponamento e il mio campo visivo è piuttosto limitato.
Ormai ci rido sù, e faccio ridere amici e parenti: è la quarta volta che mi tamponano, ero ferma a un semaforo, a mezzanotte passata, in una strada semi deserta a tre corsie per senso di marcia, oltretutto ora guido raramente visto che sono a casa in maternità. E poi io sono famosa per essere una lumaca prudente al volante, una che fa attraversare i pedoni sulle strisce e dà la precedenza. O forse il problema sta tutto lì: dovrei smettere di fermarmi ai semafori rossi, proseguire incurante, tanto per me è più pericoloso così visto che a quanto pare ho un bersaglio tipo freccette disegnato sulla schiena. Chi fa centro vince un CID e tutta la mia comprensione perché pur avendo un caratteraccio non riesco MAI ad arrabbiarmi con chi mi centra, son troppo sollevata di esserne uscita viva.
C'è solo una piccola, insignificante differenza rispetto alle altre volte in cui ho indossato il collare: ho due
PS Grazie a Lucy per l'interessante chiave di lettura: forse ero davvero in ansia da prestazione, perché sì, era una delle tre volte all'anno in cui guido l'auto di Papà Gabbiano, ah-a. E poi sì, ero in giro, da sola, di notte dopo una serata con le amiche, solo donne e niente bambini... dite che lo svedese 21enne che mi ha centrata fosse semplicemente la personificazione del senso di colpa della madre-che-si-ritaglia-tempo-per-sé?











