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domenica 7 luglio 2013

Un anno dopo

Un anno fa guardavamo il sole tramontare sul mare e ridevamo di pancia mentre Piccolo Uomo si tuffava sul suo piatto di pesce.

Un anno fa ci godevamo la prima vera inebriante vacanza a tre, dopo l'anno da mamma single part-time.

Un anno fa avevi gli occhi lucidi e l'espressione appagata di quando tutto ciò che ti rende felice è nelle tue mani.

Un anno fa scrivevo un post per celebrare il tempo trascorso insieme, che da quel giorno diventava più di quello in cui hai viaggiato da solo. 

Un anno fa eravamo in tre: abbronzati, felici e spensierati. La Gattina si era appena tuffata intrepida nella nostra vita, ma noi ancora non lo sapevamo. Oggi siamo pallidi, perennemente indaffarati e assonnati. Ma felici. 

Buon compleanno Papà Gabbiano, che domani festeggi portando in volo Piccolo Uomo. Proprio non ci sai stare coi piedi per terra e forse per questo ti amiamo.

martedì 19 marzo 2013

A te, che costruisci insieme a me

A te, così diverso da me, ma solo in apparenza perché amiamo le stesse cose.

A te, che per loro ti dimentichi di cenare e scarichi app per segnarti un memo dopo l'altro. Lo so quanto odi gli elenchi delle cose ancora da fare.

A te, che ti fidi e ti affidi al mio istinto di mamma e non ti accorgi di quanto questo mi nutra.

A te, che sabato notte mi dicevi: tranquilla, tu respira e io guido, vedrai che arriveremo in tempo e contemporaneamente schiacciavi a fondo l'acceleratore sorpassando in piena galleria.

A te, buona festa del papà.
Perché noi piccole snob non amiamo le ricorrenze commerciali, ma in certi casi finiamo per cedere al loro fascino.

venerdì 23 novembre 2012

Del trattore e di altri misteri

Interno Villa Microbica, ore 22.15
Chiacchiere tra uomini mentre ci si mette il pigiamino.

Papi?
Sì, dimmi Piccolo Uomo.
Papi, hai soelljna pancia?
Nooo, papi non ha una sorellina nella pancia. Solo le mamme hanno le sorelline nella pancia.
Papi, mamma ha soelljna pancia?
Sì, mamma ha la sorellina nella pancia.
Io tattoe (ndr trattore) pancia.


Il ragionamento è ineccepibile... se io ho una sorellina nascosta dietro l'ombelico, lui potrà avere il diritto di avere un trattore nel suo di pancino, no? ;)

lunedì 24 settembre 2012

Il cavallo bianco, ovvero la sottile arte di aggirare l'ostacolo

Dove eravamo rimasti? Ah, già: il piccoletto fa il suo ingresso ufficiale nei famigerati terrible twos e noi, incoscienti quanto ottimisti, siamo ormai lanciati verso nuove avventure.
Ve l'assicuro, a volte capita: il bottone dei jeans che fatica a chiudersi ne è la prova. Capita di desiderare da sempre qualcosa e di ottenerlo così, senza quasi pensarci, senza salire a piedi scalzi la montagna o focalizzare a lungo dove vuoi arrivare. E ancora non sembra vero, perché se da bambina impari che senza sudore e impegno non si ottiene nulla, finisci per crederci davvero: oggi direi che a volte va così, ma non sempre sempre, e una buona dose di fortuna e incoscienz leggerezza possono essere la carta vincente.

Torniamo ai terrible twos. Raramente mi lagno sul blog, ma tante volte mi chiedo se Piccolo Uomo abbia finalmente fatto amicizia con le parole solo per argomentare meglio i suoi no, perché vi assicuro che la sillaba sì  deve aver fatto la stessa fine di una tessera del puzzle dell'orso: sicuramente è da qualche parte in casa, ma risulta dispersa e introvabile.

Piccolo Uomo è un gran furbo o, se preferite vederla come zia Ecca, intelligente. A 15 anni mi farà a pezzettini, brr, o forse anche prima come questa mattina commentava sorridendo una collega.
Questi i fatti, giudicate voi: stiamo finendo di cenare in una di quelle meravigliose e rare sere in cui siamo tutti e 3 contemporaneamente seduti a tavola, Papà Gabbiano si sa, lavora lontano e spesso arriva tardi. Piccolo Uomo scende dal seggiolone dopo aver spazzolato tutto, mentre noi stiamo ancora sbucciando la frutta.

Mamma, tanco sono. Vojo ciuccio. Ciuccio vojo.
Tesoro, stai facendo nanna? No, allora lo sai, niente ciuccio. Dopo, insieme al pigiamino.
No, no. tanco tanco. Vojo ciuccio.
Amore, dai inizia a giocare da solo, tra poco arriviamo.
No, noooo...
Amore, la mamma ti darà il ciuccio quando tu le porterai un cavallo bianco. Vedi Papà Gabbiano, è inutile farsi trascinare a far braccio di ferro, molto meglio distrarlo col sorriso.
- silenzio per qualche minuto, poi dal soggiorno arriva una vocina sottile -
Caallo mamma, potto io - sospiro di fatica - Caallo mamma, potto io - sospiro di fatica - Caallo mamma, potto iooooo.


Tempo zero e sotto la mia sedia c'è il pesante cavallo a dondolo di Piccolo Uomo.
Mi son messa a ridere e ho tentato di spiegargli che il suo cavallo di legno non è bianco ma tutto colorato, ma son crollata davanti ai suoi occhioni sgranati di stupore, che gli ho letto nel pensiero:  già la mamma fa richieste imbecilli, se adesso si mette a cavillare sui colori...



Fine della storia: Piccolo Uomo ha avuto il suo ciuccio e Papà Gabbiano ancora ride di me, ah ah.

  

sabato 7 luglio 2012

Da domani


A te,
che a 16 anni hai imparato a volare, perché non è mai troppo presto per inseguire un sogno.

A te,
che a 18 mi hai incantata con una bugia, perché quando vuoi qualcosa sai sempre come inseguirla.

A te,
che da allora mi cammini accanto, un po' tenendomi per mano e un po' inciampando, perché provi ogni giorno a domare la tua natura solitaria e ribelle alle costrizioni.

A te,
che anno dopo anno hai imparato ad apprezzare le mie idee chakriste, perché sai rispettare la libertà di pensiero.

A te,
che a 34 ti sei specchiato in Piccolo Uomo, perché a volte anche i maschi assomigliano ai papà e
vedervi insieme è cibo per l'anima.

A te,
che poco dopo sei andato a lavorare per un anno a più di 400 km da casa, perché, anche se è stata una fatica terribile e temevo di non farcela, hai saputo fidarti delle mie capacità di
mamma single part-time e alla fine tutti abbiamo imparato qualcosa.

A te,
che ascolti le mie proteste ma non rinunci a capovolgere la nostra vita, perché lo sappiamo entrambi che in fondo pure io amo vivere così.



A te,
che continui a tenermi la mano pur sapendo che da domani sarà più il tempo trascorso insieme di quello in cui hai viaggiato da solo,
buon compleanno Papà Gabbiano.



martedì 3 luglio 2012

#Appunti di viaggio: Minorca, tre anni dopo

Prima: chiedersi dove diamine sia finita la collana colorata, quella perfetta sul top rosso fuoco che indossi solo al mare, e cercarla ovunque altrimenti è davvero impossibile chiudere la valigia.
Dopo: interrogarsi a lungo sul perché magliette così piccole occupino tanto spazio e arrendersi di fronte all'evidenza che i body senza maniche non sono MAI abbastanza.

Prima: entrare in libreria per comprare l'ultima edizione della Lonely Planet, leggere racconti e recensioni di viaggio, fantasticare sui commenti scovati in rete su calette mozzafiato e ristoranti romantici fuori dalle rotte turistiche.
Dopo: sperare che il semaforo resti rosso per altri 30 secondi, mentre nella pagina dei commenti di Booking.com selezioni la voce "famiglie con bambini piccoli", giusto il tempo di leggere un paio di recensioni (argh, l'hotel non è più solo un luogo di rapido passaggio tra la spiaggia e la serata).

Prima: comprare una crema solare fattore di protezione 8, tanto la pelle è già ambrata di suo.
Dopo: scoprirsi improvvisamente docile come un agnellino quando la farmacista ti convince ad acquistare la protezione 50+ per il piccoletto e la 30 per te, ovviamente della marca più costosa.

Prima: divertirsi, sognare, leggere e sentirsi leggera, spostare l'orizzonte dieci passi più in là, godere del bello e del nuovo insieme all'altra metà, il Gabbiano non ancora Papà.
Dopo: divertirsi, sognare, leggere e sentirsi leggera, spostare l'orizzonte dieci passi più in là, godere del bello e del nuovo insieme all'altra metà, Papà Gabbiano. E all'insolitamente scatenato Piccolo Uomo of course.

Cambia tutto, ma non cambia nulla. E la MERAVIGLIA forse sta proprio in questo!

E voi, cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza?

mercoledì 9 maggio 2012

Occhiali inutili

Si vede che corri tutto il giorno, sei proprio dimagrita, voglio dire: sei in forma, non sciupata.
Un fiore, sei un fiore!
Sicura di star bene? Ma sì, forse mi sembri diversa dal solito... sarà il nuovo taglio di capelli?
Ti vedo radiosa, la maternità ti ha proprio donato.
etc etc etc

Ok, lo so, metà son frasi dette così, tanto per dire. E so anche che dietro ai chili finalmente lasciati per strada ci son più che altro le energie spese per conciliare lavoro-famiglia-tempo libero e i troppi pasti saltati. Magari in qualche caso c'è anche un pizzico di invidia.
Però son settimane che mi sento dire le stesse frasi. Le stesse parole ripetute dal panettiere, dall'amica di sempre, dalla vicina di tappetino durante la lezione di yoga, persino dalla collega che da 10 anni incrocio nei corridoi e di cui proprio non ricordo il nome.

Ad esser sincera sono anni che non mi sentivo così. Anni! Mi guardo allo specchio e vedo una donna energica, sorridente, a tratti sicura, capace di scacciare i brutti pensieri nel giro di un pomeriggio, finalmente decisa a metter il naso fuori dalla tana per iniziare a dire la sua.

E secondo me la maternità non è affatto la panacea di tutti i mali, né una medaglia da appuntarsi al petto, tantomeno un obbligo sociale o un dovere.
Ogni tanto mi sento una madre terribile, di quelle che sbagliano l'A-B-C, di quelle che chiamano disperate SOS Tata. Altre volte rimpiango la mia vita precedente, quando potevo decidere all'ultimo cosa fare mezz'ora dopo. Altre ancora sono pigra e vorrei stendermi sul divano e non pensare a niente.

Resta però un dato di fatto: le persone intorno a me mi vedono diversa, e credo non si riferiscano solo al mio aspetto esteriore. Soprattutto io mi sento diversa, cambiata, forse cresciuta.

Il punto è che da 20 mesi io e Papà Gabbiano conviviamo con un'altra persona: Piccolo Uomo.
A costo di sopportare qualche sguardo di commiserazione, lo ripeto convinta: è una piccola bomba ad orologeria lanciata in casa che improvvisamente riempie tutti gli spazi e crea nuove geometrie. Impossibile non accorgersi che lì sotto c'è nascosto il potenziale di una persona, molto probabilmente diversa da come immaginavi, da come speravi, da come sei tu.
E allora ti vien voglia di ridisegnare te stessa.

Questa sera, mentre lo guardavo scivolare nel sonno, un pensiero buffo mi è passato per la mente:  sono miope da oltre 20 anni, senza occhiali non metto bene a fuoco gli oggetti lontani, ma da quando ho incontrato Piccolo Uomo non ho più paura di guardare l'orizzonte: il futuro non è poi così sfocato.

Da qui in poi sto nel futuro (Elisa, Nottetempo)

lunedì 30 aprile 2012

Le 3 cose che ho capito sui papà da quando sono mamma

Domenica, ore 12, interno villa microbica (ndr casa nostra)
Pa-pà... pa-pà.... pum-pum-pum..... pa-pàààààààà!
Immaginate la vocina vellutata e suadente di Piccolo Uomo, i suoi occhioni neri che scrutano oltre il vetro della finestra, la manina che batte ritmicamente ad attirare l'attenzione di Papà Gabbiano da poco in giardino.
Il teatrino funziona: papà si gira e fa una boccaccia, il piccoletto ride.
Immaginate me che li guardo e sorrido.

Lunedì, ore 15.30, interno villa microbica. Un lunedì come tanti altri
Non-no, nonno, (d)ai.
Immaginate di tornare a casa dal lavoro e trovare giochi sparsi ovunque, Piccolo Uomo sdraiato sul tappeto accanto a Nonno Lupone seduto sulla seggiolina Ikea, così impegnati ad impilare cubi e costruire la torre perfetta da non accorgersi della mia chiave che gira nella toppa.
Immaginate me che lì guardo e sorrido.

Il primo pensiero è: ecco perché alla seggiolina Ikea continua a staccarsi una gamba!
Il secondo: ma guardali qui gli uomini della mia vita, nei tre formati: piccolo, medio e grande.

Del formato mignon, penso di aver già detto abbastanza, questo blog in fondo parte da lì.
Fermiamoci un attimo sugli altri due: Papà Gabbiano e Nonno Lupone, che oltre a essere mio papà è anche la persona che principalmente si occupa di Piccolo Uomo mentre sono in ufficio.
Di loro ad oggi ho detto poco, anche se ci sarebbe molto da dire. E molto credo dirò, ma più avanti.

Oggi invece penso al tema del blogstorming di questo mese, che in fondo è per me l'occasione di fermarmi ad osservare e a riflettere.
Ta-da-da, una cosetta leggera, il tema è: Uomini. Padri.

Ecco. Queste son le 3 cose che ho capito sui padri da quando son diventata mamma:
1. un papà non è una mamma, è qualcosa di diverso e complementare: sente e agisce diversamente, ama con pari intensità.
Papà Gabbiano è l'esempio di come uno spirito ribelle e allergico alle costrizioni possa serenamente convivere con un'indole da chioccia e compiti da mammo.

2. i papà possono essere i migliori alleati delle mamme e aiutarsi a vicenda è la strada per costruire una famiglia.
Sono grata a Papà Gabbiano perché, anche se ogni tanto cadiamo in errore, condivide passione e impegno nel crescere al meglio Piccolo Uomo. E i piccoletti son delle spugne, altroché se si accorgono di quel che succede tra mamma e papà.

3. un papà che diventa nonno è un sentiero nuovo da esplorare.
Nonno Lupone è l'esempio di come diventare nonni porti energie, speranze e prospettive nuove, e di come si possa sperimentare e scoprire qualcosa di inedito anche in ruoli consolidati.

Stop. Mi fermo. Piccolo Uomo reclama la mia attenzione.

Concludo chiedendomi: cosa farei senza i miei uomini nei tre formati?!?
E voi, cosa ne pensate?
Mamme, papà, nonni, quali sono le 3 cose che avete capito sugli uomini diventati padri?

Questo post partecipa al blogstorming.

domenica 18 marzo 2012

Mamma single (part-time)


Questione femminile? Diritti delle donne? Parità o uguaglianza? 
Ecco la mia esperienza:  11 mesida mamma single, part-time.

Mi spiego meglio: niente di eccezionale, non sono una di quelle donne coraggiose che per mille motivi si trovano a dover crescere da sole i propri figli.

Semplicemente, per quasi un anno, sono stata una delle tante con il compagno lontano per lavoro dal lunedì al venerdì, una di quelle mamme che cercano di crescere al meglio i piccoletti di casa, moltiplicando in qualche modo le ore dei giorni feriali così da farci entrare tutto, ma proprio tutto:  famiglia, lavoro e – perché no -interessi e amicizie.

Niente di eccezionale, certo.
Niente di eccezionale, me ne rendo conto.
E in tanti a ripetermi quel che già sapevo:  ci sono migliaia di donne con un compagno formalmente presente a casa tutte le sere, ma in realtà sole.

Lasciatemi aggiungere un altro punto di vista. Il mio.

Niente di eccezionale, ok, però mi son trovata ad affrontare da sola le notti interrotte di un Piccolo Uomo di nemmeno 5 mesi.
Però ero ancora a casa in maternità, in quella bolla di vita in cui tutto odora di crema alla calendula, brodo vegetale e olio per massaggino neonatali.
Però ho pianto al telefono angosciando Papà Gabbiano quando lo svezzamento mi sembrava una montagna insormontabile e il mio buonumore dipendeva da due cucchiaini di mela, e davvero non mi rendevo conto che ero solo disorientata dal vedere che Piccolo Uomo ed io stavamo imboccando il sentiero dell’autonomia.
Però mi son trovata da sola a fare il salto verso il pc dell’ufficio,con le narici travolte dall’odore della macchinetta del caffè e lo sguardo smarrito di chi dovrebbe pensare a riacquisire dimestichezza col lavoro e invece sbircia il cellulare per sapere se ha finito il biberon della colazione.
Però ho gestito da sola tiralatte infernali e mirabolanti incroci di nonni per concedermi una serata al mese di cinema e chiacchiere con le amiche e una lezione di yoga a 400 metri da casa.
Però ho meditato, visualizzato e convogliato tutte le mie energie positive affinché il primo dente e i primi passi di Piccolo Uomo arrivassero nel week-end. Che poi è andata proprio così, ennesima dimostrazione della versatilità del mio angelo del parcheggio (questa è un’altra storia, troppo lunga da raccontare adesso).

Non è stato facile. Affatto.
Ma me la sono cavata. Ce l’abbiamo fatta.
Papà Gabbiano dorme a casa quasi ogni sera, Piccolo Uomo è un bambino sereno, siamo vivi.

 Sapete perché? Io sono una persona fortunata.
Perché i miei genitori hanno saputo adattarsi a nuovi ruoli e responsabilità, trovando la giusta misura tra lo starmi accanto quando ne avevo bisogno e il lasciarmi percorre in autonomia la mia avventura da mamma.
Perché i miei suoceri e la mia famiglia in generale per amore di Piccolo Uomo hanno saputo imboccare nuovi sentieri dandomi una mano anche quando non condividevano le nostre scelte.
Perché Papà Gabbiano ha sopportato i suoi sensi di colpa, le mie crisi e le mie lacrime miste ad accuse, ed  ha fatto tutto il possibile e anche di più per la sua famiglia.
Perché ho amiche vere, di quelle che Piccolo Uomo chiama zia a testimoniare che son sorelle d’elezione.
Perché ero una mamma single part-time e adesso sono una mamma lavoratrice part-time, arrivo a casa per la merenda e Piccolo Uomo ed io abbiamo persino il tempo di annoiarci insieme.
Perché son stata in gamba pure io e mi son quasi sempre ricordata che sì sono una mamma, ma anche molte altre cose, tutte con pari diritto ad esistere.

Ecco.
Quello che auguro a Piccolo Uomo e che tento di insegnargli a costruire è un domani in cui tutti abbiano il diritto di mettere a frutto il proprio talento, qualunque esso sia. Un domani in cui non conta essere uomo o donna, né essere fortunati come me, ma in cui è importante  essere parte attiva di un modo nuovo di guardare le cose.

E  per favore non chiamatemi Biancaneve.

Questo post partecipa al blogstorming.

domenica 4 marzo 2012

Ridere

Ride.

Ride e arriccia il naso. Ride e batte le manine. Poi lancia un gridolino. Agita ritmicamente i piedini a creare una musica tutta sua.
Ride con gli occhi e si illumina la stanza.

Può essere per la mia faccia buffa, il campanello di casa che suona, le capriole sul letto con Papà Gabbiano, la soddisfazione di far da solo, un nuovo nascondiglio dove Nonna Pasticcia faticherà a trovarlo.


Ride in mille modi.
Ride per mille motivi.
Ride con mille diverse sfumature.

E io per un attimo mi fermo e penso: Piccolo Uomo dice solo poche parole, esprime però mille emozioni con le sue risate.
Ci voleva lui per ricordarci di ridere? Altro che sorridere!