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giovedì 10 ottobre 2013

Il regalo

Sono tre parole, di quelle velate di burocrazia e procedure on line, ma sono tre parole che suonano meravigliose alle mie orecchie come i campanellini di Trilly: congedo parentale facoltativo, ecco il regalo che mi son fatta. 

Se c'è una cosa che la mia storia e praticare yoga mi stanno insegnando è proprio questa: (provare a) stare nel presente, viverlo, non rimandare. Più semplicemente STARE.

Sembra facile, invece a me richiede concentrazione, impegno, capacità di staccare. Ricordarmi cosa voglio veramente, cosa mi fa star bene. 

La Gattina ha sei mesi e mezzo, sarei potuta rientrare al lavoro già da un po' e invece ho la fortuna di potermelo concedere e di avere accanto un Papà Gabbiano che sì non sarà perfetto, ma sa cosa mi rende felice.

Sono ancora in maternità e assaporo questi giorni che non torneranno: la torta di Sam il pompiere per i suoi tre anni, accompagnarlo a scuola mano nella mano solo noi due, giocare con lei sdraiate sul tappeto fregandomene di tutto il resto.

Sto meglio, i giorni bui sono passati e io mi riapproprio di me stessa. Scrivo pochissimo qui e commento meno del solito, ma leggo i vostri post ogni giorno. Ho solo rallentato, scalato la marcia. 

Per finire... sembra facile e so che invece non lo è, in più io so di essere molto fortunata, però se riuscite provateci, anche solo una mezza giornata: prendetevi tempo per voi, tempo per stare, tempo per essere.

venerdì 8 febbraio 2013

A te, che da sempre hai un nome

Ciao piccoletta,
uhu, mi senti? Sono io, mamma. Sono l'impiastro di donna che ti è toccato in sorte o che forse ti sei scelta, chissà... a me piace pensare che sia stata tu a tuffarti intrepida nella mia pancia e a breve tra le mie braccia.
 
Sono il tuo contenitore, la tua porta sul mondo e la tua culla, sono l'eterna impaziente che non fa che portarti allegramente a spasso, oggi qui domani là, che  non mi è mai piaciuto star ferma. Senti... che ne dici di approfittare del fatto che siamo in piena notte e i maschi di casa (gatto compreso) stanno dormendo per fare quattro chiacchiere tra noi ragazze, ti va di ascoltarmi?
 
Io lo so, hai ragione, sono stata piuttosto tesa e preoccupata in questi ultimi mesi, e lo so che la cosa non ti ha entusiasmata.
 
Io lo so, mi son presa qualche bello spavento e pure qualche arrabbiatura di troppo, e tra ormoni e adrenalina a go-go non deve essere stato divertente ballare lì, proprio dietro al mio ombelico.
 
Io lo so, averti chiamata "la sorellina" per otto lunghi mesi è sicuramente stata una sciocchezza...quando mai una persona esiste solo in relazione ad altri?!?
 
Io lo so, fino a due giorni fa non avevamo ancora deciso il tuo nome. Che poi tu lo avevi indicato da sempre, perché con il tuo nome è andata esattamente come per tuo fratello: me lo hai sussurrato in sogno una notte ed io ti ho sentita, ma poi ci abbiamo messo mesi e mesi prima di abbandonare tutte le nostre ipotesi e semplicemente ascoltarti. Che poi bastava riflettere sul significato per capire che è il tuo. 
 
Io lo so, sono pure andata stupidamente in crisi pensando che a Villa Microbica non ci fosse abbastanza spazio per te e per tutti noi. Guarda, in questi ultimi giorni le cose si stanno mettendo bene, forse è la volta buona che troviamo una nuova casa dove ognuno potrà avere il suo spazio... ma ha ragione zia Ecca, conta lo spazio che ti facciamo nella nostra vita, non quello in casa. E lo spazio per i figli intuisco sia come l'amore, si moltiplica come per magia.
 
Ecco. Io lo so, capisco tutte le tue ragioni. E se ti sei messa di traverso avrai i tuoi buoni motivi, che a volte per farsi ascoltare bisogna puntare i piedi e mettere un punto fermo.
 
Adesso, se hai ancora pazienza, vorrei ancora spiegarti perché mi piacerebbe tanto che tu cambiassi posizione. Non per rientrare nelle statistiche dei parti naturali o per prendere il bollino di latta dorata da mamma-doc che partorisce in 2 ore senza dolore/allatta al seno senza fatica/non perde mai la calma mentre con una mano prepara le pappe ideali e con l'altra calma coliche e pianti.
Ti va bene, sono cresciuta e grazie a tuo fratello conosco meglio le mie potenzialità, sono più sicura tanto da poterci ridere sù.
Io vorrei semplicemente collaborare con te per aiutarti a trovare la posizione migliore, la culla più accogliente, il trampolino di lancio più adatto al tuo tuffo nella Vita. Con dolcezza, assecondando i tuoi movimenti, accogliendo le tue esigenze di piccoletta che ancora non parla ma che già si esprime, semplicemente perché vorrei accompagnarti alla vita in un modo più dolce e rispettoso. Per noi, per darci lo spazio e soprattutto il tempo di separarci come si deve, quando per entrambe sarà il momento di affrontare questa avventura, assecondando i nostri ritmi e fregandocene dei protocolli medici.
Ecco, son riuscita a dirtelo, ffiù.
 
Che poi, se non riesci o per qualche altro motivo non vuoi o puoi farlo, no problem. Comunque vada ho aperto le braccia, tranquilla, atterri sul morbido.
 
Un bacio, la tua mamma




 

mercoledì 13 giugno 2012

La passione in ciò che scrivo

Piccolo Uomo dorme, intorno tutto tace, è notte fonda. Il suo respiro leggero accanto a me culla i miei pensieri mentre ticchetto rapida sull'iphone. Già, ancora una volta sono sveglia in piena notte e piena di energie. Con tanta voglia di fermare i miei pensieri, ma soprattutto le mie emozioni. Forti, irripetibili, irrinunciabili momenti.

Perché la mia vita ha oggi nuove sfumature, nuovi colori e sapori. E tenerli per me sarebbe un peccato, un'occasione mancata. Io amo condividere, partecipare, mettere insieme.

Questo mio blog è nato così, per il desiderio forte di condividere e di mettermi alla prova, per uscire dalla mia tana e saltare oltre lo steccato della mia timidezza. È uno spazio tutto nuovo dove esprimermi e condividere le emozioni meravigliose di ogni giorno, prima tra tutte lo stupore di crescere accanto ad un Piccolo Uomo in divenire. Ma questo è il punto di partenza e non di arrivo, il cammino è lungo e sono davvero curiosa di scoprire cosa si nasconde dietro la curva.

Poi, la prima vera sorpresa.
Io che non ho ancora fatto un vero e proprio coming out sul mio essere blogger, ho scoperto la gioia di essere letta e commentata da altri. Di continuare la conversazione con loro via mail. Perfetti sconosciuti, che lasciano un segno del loro passaggio senza altro motivo che il piacere di dire e dirsi qualcosa.
Il cerchio si chiude: è la MAGIA DELLA CONDIVISIONE.

E poco importa se son poche le persone che passano di qui, a me non interessano statistiche, azioni di marketing, collaborazioni con aziende e chi più ne ha più ne metta. Rispetto le scelte altrui, ma per me ora questa è la strada.
Viverla così, senza aspettative inutili, mi fa gioire di ogni incontro e di ogni scambio, come fosse un pacco regalo da scartare. E gioisco di quel che trovo sul mio cammino, senza inseguire quel che manca.

Ringrazio quindi tutti voi che siete passati e che passerete di qui: chi passa silenzioso e chi commenta, chi sbircia velocemente e chi torna cercando un nuovo post.

Ringrazio Silvia che conosco solo virtualmente e che mi ha fatto emozionare con una mail, perché il premio di blog affidabile proprio no, non me l'aspettavo, ed è stata una piacevole e inaspettata sorpresa. Perché sentirsi dire che il mio blog "mostra la passione autentica per ciò che scrivo" è davvero una bella soddisfazione. Grazie, Silvia.

E adesso viene il bello. Perché la condivisione - non mi stancherò mai di ripeterlo - porta frutto e mette in circolo energie positive, perciò vi segnalo questi 5 "blog affidabili" dove secondo me la passione per ciò che si scrive è l'ingrediente principale:

http://www.bbodo.it/
congedoparentale.blogspot.it
www.shockdom.com/eriadan
wondermamma.altervista.org

Dichiaro che i blog da me scelti rispettano le 5 regole del Premio "Il Blog Affidabile" disponibili a questa pagina http://www.gliaffidabili.it/a/altro/il-premio-il-blog-affidabile Sono pertanto una risorsa utile per gli utenti della Rete e meritevoli di essere conosciuti da un pubblico più ampio.

domenica 13 maggio 2012

A me

A me, che a 13 anni una notte ti ho sognato con i ricci al vento e lo sguardo vispo, e per anni mi son chiesta quando ci saremmo incontrati.

A me, che a 20 andavo fiera del mio forte istinto materno, e infatti ancora non ho capito perché mi pagassero per fare la baby-sitter.

A me, che a 32 temevo di perderti per strada e son rimasta placida per mesi sul divano, e ho seguito il mio destino di chioccia che cova il suo pulcino.

A me, che a 33 per metterti al mondo ho fatto pace col dolore, e finalmente mi son ricordata che a volte porta frutto.

A me, che a 34 ho aperto questo mommy blog sapendo che è solo un pesciolino rosso nell'oceano della rete, e ho fatto un salto indietro di vent'anni quando senza temere giudizi scrivevo per ore.

A me, che a 35 canto stonata stella-stellina mentre ti guardo scivolare nel sonno, e ancora annuso l'aria.

A me, che questa notte resto in piedi per fermare i pensieri e ultimare il risultato dei nostri pasticci con la pasta di sale, e quasi non riconosco me stessa. 

A me, che scrivo e intanto sorrido e a chi passa a trovarmi qui, buona festa della mamma.

mercoledì 9 maggio 2012

Occhiali inutili

Si vede che corri tutto il giorno, sei proprio dimagrita, voglio dire: sei in forma, non sciupata.
Un fiore, sei un fiore!
Sicura di star bene? Ma sì, forse mi sembri diversa dal solito... sarà il nuovo taglio di capelli?
Ti vedo radiosa, la maternità ti ha proprio donato.
etc etc etc

Ok, lo so, metà son frasi dette così, tanto per dire. E so anche che dietro ai chili finalmente lasciati per strada ci son più che altro le energie spese per conciliare lavoro-famiglia-tempo libero e i troppi pasti saltati. Magari in qualche caso c'è anche un pizzico di invidia.
Però son settimane che mi sento dire le stesse frasi. Le stesse parole ripetute dal panettiere, dall'amica di sempre, dalla vicina di tappetino durante la lezione di yoga, persino dalla collega che da 10 anni incrocio nei corridoi e di cui proprio non ricordo il nome.

Ad esser sincera sono anni che non mi sentivo così. Anni! Mi guardo allo specchio e vedo una donna energica, sorridente, a tratti sicura, capace di scacciare i brutti pensieri nel giro di un pomeriggio, finalmente decisa a metter il naso fuori dalla tana per iniziare a dire la sua.

E secondo me la maternità non è affatto la panacea di tutti i mali, né una medaglia da appuntarsi al petto, tantomeno un obbligo sociale o un dovere.
Ogni tanto mi sento una madre terribile, di quelle che sbagliano l'A-B-C, di quelle che chiamano disperate SOS Tata. Altre volte rimpiango la mia vita precedente, quando potevo decidere all'ultimo cosa fare mezz'ora dopo. Altre ancora sono pigra e vorrei stendermi sul divano e non pensare a niente.

Resta però un dato di fatto: le persone intorno a me mi vedono diversa, e credo non si riferiscano solo al mio aspetto esteriore. Soprattutto io mi sento diversa, cambiata, forse cresciuta.

Il punto è che da 20 mesi io e Papà Gabbiano conviviamo con un'altra persona: Piccolo Uomo.
A costo di sopportare qualche sguardo di commiserazione, lo ripeto convinta: è una piccola bomba ad orologeria lanciata in casa che improvvisamente riempie tutti gli spazi e crea nuove geometrie. Impossibile non accorgersi che lì sotto c'è nascosto il potenziale di una persona, molto probabilmente diversa da come immaginavi, da come speravi, da come sei tu.
E allora ti vien voglia di ridisegnare te stessa.

Questa sera, mentre lo guardavo scivolare nel sonno, un pensiero buffo mi è passato per la mente:  sono miope da oltre 20 anni, senza occhiali non metto bene a fuoco gli oggetti lontani, ma da quando ho incontrato Piccolo Uomo non ho più paura di guardare l'orizzonte: il futuro non è poi così sfocato.

Da qui in poi sto nel futuro (Elisa, Nottetempo)

venerdì 20 aprile 2012

Primavere

Giorni di passaggio.
Giorni che portano novità.

Tutto avviene contemporaneamente, perché nell'immediato si concentra la bellezza.

Primavera che profuma di nascita, primavera col sapore di rinascita, primavera del qui ed ora.

Grazie a chi se ne è andato, regalando una luce che torna a filtrare.

Grazie a Scricciolo che oggi è arrivato, donando aria fresca, nuove sfumature all'orizzonte e la parola zia al mio vocabolario.

Grazie a me, che da ieri ho una primavera in più e qualche certezza in meno, ma cerco la primavera.

lunedì 16 aprile 2012

Vocabolario essenziale

Piccolo Uomo parla poco, pochissimo.
A 19 mesi dovrebbe sapersi esprimere con parecchie parole, a voler credere alle tabelle che regolano la nostra vita già da piccolissimi (vi ho già detto che a 33 anni ho scoperto di amare/odiare la parola "percentile"?!? Avessi ricevuto 10 centesimi per ogni volta che mi han chiesto se rientrava nei percentili, vabbè).

Forse non sente l'esigenza di esprimersi a parole o semplicemente ognuno ha i suoi tempi, le sue inclinazioni.
E se persino io, impaziente di natura, sto imparando ad aspettare...
Diciamo che il suo è un vocabolario essenziale, un fedele specchio di quel che conta nella vita: poche cose, ma quelle giuste.
A fare un mare di parole ci siamo già noi ;)

Giusto per rileggerlo  tra qualche mese quando - così dicono - sarò travolta dalle sue chiacchiere a radiolina, voglio appuntarmi il suo vocabolario essenziale ad oggi:
  1. le prime due parole son stata ma-ma-ma (e meno male, ci mancava solo dicesse papà con tutta la fatica che ho fatto da mamma single part-time. E se le persone politicamente scorrette non vi piacciono, désolée, la rete è piena di blog) seguito subito dopo na-na-na/no-no-no. Meglio ribadirlo che un solo no magari non è convincente!
  2. poi è arrivato anche scì/sì, per mia fortuna
  3. a seguire il nome di tutti i suoi schiavi tutto il suo mondo: babà/papà, nonno, gnogna/nonna, un 1/2 ia/zia
  4. un paio di versi di animali, tra cui bau-bau, muu e coccoé. Perché si ostini a non voler dire miao pur avendo in casa un gatto... ok taccio, riconosco un'aria familiare da bastian contrario
  5. varie ed eventuali, come oh manna (ndr mannaggia), pappa, mmm (ndr acqua), brum-brum, pailla...
  6. e un esercito di be-bi, lallalà, babi, dede, babapà, che chi-ci-capisce-è-bravo, beato lui. Niente grazie né ciao, starò crescendo un selvaggio?!?
Comunque.
Piccolo Uomo ti indica l'oggetto del suo desiderio, e ti chiedi come un ditino tanto piccolo possa essere così imperativo.
Ti prende per mano e sorride fiducioso, e sai già che ti ha fregato in partenza.
Ti dice una di quelle 10 parole che sa dire, facendoti gli occhi da gatto-con-gli-stivali, e capisci che non hai scampo, finirai per fare quel che ti chiede.
Perché Piccolo Uomo raramente fa capricci o frigna. Lui ti frega col sorriso.


Piccolo Uomo però ascolta tutto. E comprende quasi tutto. Lo capisci da come agisce, anche quando pensi sia distratto o non possa capire.
E questo è un altro discorso. Gulp. Doppio gulp.

venerdì 30 marzo 2012

Coming out

Sono timida.
Arrossisco per un nonnulla.
Mi arrabbio facilmente.
Spesso penso che chi mi sta di fronte sia 100 volte più in gamba di me.
Insomma, nel bene e nel male, sono una persona emotiva (uhm, forse il titolo del blog mi rappresenta più di quel che penso).

Nonostante tutto questo comincio a fare... coming out.

Questa sera ho detto alle mie amiche: ragazze, ho un blog.
E sentivo le guance diventare tutt'uno con la montatura rossa dei miei occhiali. E sentivo la schiena irrigidirsi per il timore del giudizio altrui.

Ma, lo scrivevo già qualche giorno fa, io sono una persona fortunata.
Ero con le mie amiche, in quella preziosa bolla di vita in cui non sono mamma, moglie, figlia o professionista, ma semplicemente trovo spazio per me stessa.
E potevo correre il rischio di mostrarmi per come sono, con tutto il mio bagaglio di stranezze, contraddizioni e fragilità. Persino ammettere che io, snob anti-social che preferisce coltivare le relazioni di persona, ho ceduto al fascino della condivisione dei pensieri in rete.

Ecco. Capitano serate come questa, doppiamente preziose dopo una giornata buia, e mi ritrovo a scrivere in piena notte un post dal cellulare.
E a sorridere.
Perché questa sera, oltre alle guance rosse e alla schiena tesa, ho sentito il mio cuore allargarsi :)

E voi, con chi parlate del vostro blog?

domenica 18 marzo 2012

Mamma single (part-time)


Questione femminile? Diritti delle donne? Parità o uguaglianza? 
Ecco la mia esperienza:  11 mesida mamma single, part-time.

Mi spiego meglio: niente di eccezionale, non sono una di quelle donne coraggiose che per mille motivi si trovano a dover crescere da sole i propri figli.

Semplicemente, per quasi un anno, sono stata una delle tante con il compagno lontano per lavoro dal lunedì al venerdì, una di quelle mamme che cercano di crescere al meglio i piccoletti di casa, moltiplicando in qualche modo le ore dei giorni feriali così da farci entrare tutto, ma proprio tutto:  famiglia, lavoro e – perché no -interessi e amicizie.

Niente di eccezionale, certo.
Niente di eccezionale, me ne rendo conto.
E in tanti a ripetermi quel che già sapevo:  ci sono migliaia di donne con un compagno formalmente presente a casa tutte le sere, ma in realtà sole.

Lasciatemi aggiungere un altro punto di vista. Il mio.

Niente di eccezionale, ok, però mi son trovata ad affrontare da sola le notti interrotte di un Piccolo Uomo di nemmeno 5 mesi.
Però ero ancora a casa in maternità, in quella bolla di vita in cui tutto odora di crema alla calendula, brodo vegetale e olio per massaggino neonatali.
Però ho pianto al telefono angosciando Papà Gabbiano quando lo svezzamento mi sembrava una montagna insormontabile e il mio buonumore dipendeva da due cucchiaini di mela, e davvero non mi rendevo conto che ero solo disorientata dal vedere che Piccolo Uomo ed io stavamo imboccando il sentiero dell’autonomia.
Però mi son trovata da sola a fare il salto verso il pc dell’ufficio,con le narici travolte dall’odore della macchinetta del caffè e lo sguardo smarrito di chi dovrebbe pensare a riacquisire dimestichezza col lavoro e invece sbircia il cellulare per sapere se ha finito il biberon della colazione.
Però ho gestito da sola tiralatte infernali e mirabolanti incroci di nonni per concedermi una serata al mese di cinema e chiacchiere con le amiche e una lezione di yoga a 400 metri da casa.
Però ho meditato, visualizzato e convogliato tutte le mie energie positive affinché il primo dente e i primi passi di Piccolo Uomo arrivassero nel week-end. Che poi è andata proprio così, ennesima dimostrazione della versatilità del mio angelo del parcheggio (questa è un’altra storia, troppo lunga da raccontare adesso).

Non è stato facile. Affatto.
Ma me la sono cavata. Ce l’abbiamo fatta.
Papà Gabbiano dorme a casa quasi ogni sera, Piccolo Uomo è un bambino sereno, siamo vivi.

 Sapete perché? Io sono una persona fortunata.
Perché i miei genitori hanno saputo adattarsi a nuovi ruoli e responsabilità, trovando la giusta misura tra lo starmi accanto quando ne avevo bisogno e il lasciarmi percorre in autonomia la mia avventura da mamma.
Perché i miei suoceri e la mia famiglia in generale per amore di Piccolo Uomo hanno saputo imboccare nuovi sentieri dandomi una mano anche quando non condividevano le nostre scelte.
Perché Papà Gabbiano ha sopportato i suoi sensi di colpa, le mie crisi e le mie lacrime miste ad accuse, ed  ha fatto tutto il possibile e anche di più per la sua famiglia.
Perché ho amiche vere, di quelle che Piccolo Uomo chiama zia a testimoniare che son sorelle d’elezione.
Perché ero una mamma single part-time e adesso sono una mamma lavoratrice part-time, arrivo a casa per la merenda e Piccolo Uomo ed io abbiamo persino il tempo di annoiarci insieme.
Perché son stata in gamba pure io e mi son quasi sempre ricordata che sì sono una mamma, ma anche molte altre cose, tutte con pari diritto ad esistere.

Ecco.
Quello che auguro a Piccolo Uomo e che tento di insegnargli a costruire è un domani in cui tutti abbiano il diritto di mettere a frutto il proprio talento, qualunque esso sia. Un domani in cui non conta essere uomo o donna, né essere fortunati come me, ma in cui è importante  essere parte attiva di un modo nuovo di guardare le cose.

E  per favore non chiamatemi Biancaneve.

Questo post partecipa al blogstorming.

venerdì 9 marzo 2012

E invece no

Strano avere un blog. Se poi sei una come me, di quelle che si ostinano a fare mille cose, a coltivare tanti interessi, a voler conciliare (leggi: incastrare modello tetris) lavoro, famiglia, amicizie, interessi... beh, allora può sembrare quasi assurdo aggiungere altro.

E invece no.

Perché questo blog è appena nato, ma già mi sembra impossibile fare a meno di questo spazio.

Perché scrivere un blog, il mio blog, mi ricorda che rinunciare a parti di sé non porta da nessuna parte, che esprimersi è indispensabile, che confrontarsi con gli altri è una via per evolvere.

Perché scrivere significa fermare lo sguardo su di me, su di noi, su
Piccolo Uomo. È ancora uno scricciolo, ma cresce alla velocità della luce e voglio osservare e godere di ogni piccola conquista. Voglio ricordare.

Scrivo al buio, sotto le coperte, mentre ascolto il respiro regolare di Piccolo Uomo nel lettino accanto a me.
E sono stanca, certo. E mi aspetta un week-end in cui dovrò gestire da sola il piccoletto mentre Papà Gabbiano lavora.
Ma scrivo. E intanto sorrido.