domenica 18 marzo 2012

Mamma single (part-time)


Questione femminile? Diritti delle donne? Parità o uguaglianza? 
Ecco la mia esperienza:  11 mesida mamma single, part-time.

Mi spiego meglio: niente di eccezionale, non sono una di quelle donne coraggiose che per mille motivi si trovano a dover crescere da sole i propri figli.

Semplicemente, per quasi un anno, sono stata una delle tante con il compagno lontano per lavoro dal lunedì al venerdì, una di quelle mamme che cercano di crescere al meglio i piccoletti di casa, moltiplicando in qualche modo le ore dei giorni feriali così da farci entrare tutto, ma proprio tutto:  famiglia, lavoro e – perché no -interessi e amicizie.

Niente di eccezionale, certo.
Niente di eccezionale, me ne rendo conto.
E in tanti a ripetermi quel che già sapevo:  ci sono migliaia di donne con un compagno formalmente presente a casa tutte le sere, ma in realtà sole.

Lasciatemi aggiungere un altro punto di vista. Il mio.

Niente di eccezionale, ok, però mi son trovata ad affrontare da sola le notti interrotte di un Piccolo Uomo di nemmeno 5 mesi.
Però ero ancora a casa in maternità, in quella bolla di vita in cui tutto odora di crema alla calendula, brodo vegetale e olio per massaggino neonatali.
Però ho pianto al telefono angosciando Papà Gabbiano quando lo svezzamento mi sembrava una montagna insormontabile e il mio buonumore dipendeva da due cucchiaini di mela, e davvero non mi rendevo conto che ero solo disorientata dal vedere che Piccolo Uomo ed io stavamo imboccando il sentiero dell’autonomia.
Però mi son trovata da sola a fare il salto verso il pc dell’ufficio,con le narici travolte dall’odore della macchinetta del caffè e lo sguardo smarrito di chi dovrebbe pensare a riacquisire dimestichezza col lavoro e invece sbircia il cellulare per sapere se ha finito il biberon della colazione.
Però ho gestito da sola tiralatte infernali e mirabolanti incroci di nonni per concedermi una serata al mese di cinema e chiacchiere con le amiche e una lezione di yoga a 400 metri da casa.
Però ho meditato, visualizzato e convogliato tutte le mie energie positive affinché il primo dente e i primi passi di Piccolo Uomo arrivassero nel week-end. Che poi è andata proprio così, ennesima dimostrazione della versatilità del mio angelo del parcheggio (questa è un’altra storia, troppo lunga da raccontare adesso).

Non è stato facile. Affatto.
Ma me la sono cavata. Ce l’abbiamo fatta.
Papà Gabbiano dorme a casa quasi ogni sera, Piccolo Uomo è un bambino sereno, siamo vivi.

 Sapete perché? Io sono una persona fortunata.
Perché i miei genitori hanno saputo adattarsi a nuovi ruoli e responsabilità, trovando la giusta misura tra lo starmi accanto quando ne avevo bisogno e il lasciarmi percorre in autonomia la mia avventura da mamma.
Perché i miei suoceri e la mia famiglia in generale per amore di Piccolo Uomo hanno saputo imboccare nuovi sentieri dandomi una mano anche quando non condividevano le nostre scelte.
Perché Papà Gabbiano ha sopportato i suoi sensi di colpa, le mie crisi e le mie lacrime miste ad accuse, ed  ha fatto tutto il possibile e anche di più per la sua famiglia.
Perché ho amiche vere, di quelle che Piccolo Uomo chiama zia a testimoniare che son sorelle d’elezione.
Perché ero una mamma single part-time e adesso sono una mamma lavoratrice part-time, arrivo a casa per la merenda e Piccolo Uomo ed io abbiamo persino il tempo di annoiarci insieme.
Perché son stata in gamba pure io e mi son quasi sempre ricordata che sì sono una mamma, ma anche molte altre cose, tutte con pari diritto ad esistere.

Ecco.
Quello che auguro a Piccolo Uomo e che tento di insegnargli a costruire è un domani in cui tutti abbiano il diritto di mettere a frutto il proprio talento, qualunque esso sia. Un domani in cui non conta essere uomo o donna, né essere fortunati come me, ma in cui è importante  essere parte attiva di un modo nuovo di guardare le cose.

E  per favore non chiamatemi Biancaneve.

Questo post partecipa al blogstorming.

3 commenti:

  1. Con questo post mi hai emozionata. Anch'io come te mi ritengo molto fortunata perché posso contare sull'appoggio dei miei genitori. Sui miei suoceri no, meglio di no....
    kike

    RispondiElimina
  2. le zie senza legami di sangue, che bella invenzione, vero?
    anche perché ti aiutano da mamme ma ti ci puoi concedere anche quei cinque minuti di amarcord su quando eravamo giovani.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eravamo giovani?!? Siamo giovani ih ih ih
      Comunque sì, sono un legame speciale e importantissimo sia per noi sia per i nostri piccoletti.
      Mi sento un po' ridicola a citarmi, ma se sbirci il post "istantanee" di pochi giorni fa parlo proprio di una di loro ehm ehm
      A presto!

      Elimina

Ascoltare e raccontare, è un po' la stessa cosa. Bisogna essere disponibili, lasciare sempre l'immaginazione aperta (Antonio Tabucchi)