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venerdì 4 aprile 2014

Chiacchiere in auto tra scuola e casa

Sai mamma, oggi sono molto emozionato. Vengono i miei amici a giocare a casa mia.

Sai mamma, questo è un segreto. Ora te lo dico.

Sai mamma, oggi sono stato proprio veloce e quel bambino cattivo che non so il nome ma è dei blu non mi ha preso nel salone.

Sai mamma, sono contento che sei venuta a prendermi tu.

Oggi ho sorriso senza parlare.
E intanto pensavo: sai tesoro, ho aspettato impaziente di poter ricominciare il part-time. E oggi sono molto emozionata pure io perché ho il tempo per ascoltarti senza fretta ed è un privilegio impagabile.

sabato 15 marzo 2014

Indovinello

Indovinello: a quale bambino
sono venuti mille puntini su tutto il tronco tanto da dover andare dalla guardia medica proprio alla vigilia della festa per il 1* compleanno di sua sorella?!?

Lo confermo: i bambini si ammalano SEMPRE nel week-end, specialmente se hai organizzato qualcosa. E se c'è di mezzo una sorella piccola ;) 

lunedì 4 novembre 2013

Tu mi fai un regalo

In cucina, ore 20 circa.
A tavola ci sono due adulti e un bambino di tre anni che finiscono di cenare, mentre una neonata li osserva attenta dal seggiolone.

Mamma, ho pensato una cosa, sai mamma, ho avuto una bella idea, proprio una bella idea... siccome sono stato bravo bravissimo questa sera, ho mangiato tutti i 5 bocconi che volevi tu anche se io non li volevo più, ecco ho avuto una bella idea... tu mi fai un regalo e io mangio la frutta sul divano davanti alla tv mentre guardo Peppa. Proprio una bella idea, eh? Mi dai la frutta sul divano? Mamma mamma mamma... mi fai un regalo? 

Papà Gabbiano e io siamo ovviamente scoppiati a ridere e il nostro Piccolo Uomo ha ottenuto quel che voleva.
Che saranno mai due mandarini sul divano.

Diciamo che ci andava di premiare la creatività, diciamo che tutte queste parole dette esattamente così tutte di un fiato meritavano un'eccezione, anche solo come buona alternativa al capriccio.

Facciamo finta che non abbia appena insegnato a sua sorella come fregarci. Lesson number one, stay tuned.

mercoledì 4 settembre 2013

Tre

Tre, il numero perfetto.
Tre, l'inizio di un'avventura chiamata scuola.
Tre, come le dita che apri con grande concentrazione per mostrare a tutti come sei diventato gaaande.
Tre, come il giorno in cui sei nato, perché solo una meraviglia come te poteva nascere il giorno del mio numero preferito.
Tre, come i giorni che ci ho messo a partorirti.
Tre, come i capricci che riesci a fare appena aperti gli occhi.
Tre, come i no secchi e decisi che mi dici quando ti chiedo di fare qualcosa, qualsiasi cosa. E poi aggiungi: non posso, sono impegnato.
Tre, come i baci lievi che posi sulla testa della tua soejna quando piange, che solo lei riesce a farti essere così affettuoso.
Tre, come le sorprese che abbiamo preparato per il tuo compleanno.
Tre, come i baci che ti ho dato prima di dormire, quando mi hai stretta forte e mi hai detto gazie mamma pe la festa e sopatutto pe la passeggiata sul pony. Alla fine il vero regalo è il nostro tempo.

Grazie a te, cocco di mamma, perché da tre anni hai stravolto tutto il mio mondo, ma in meglio.

lunedì 10 giugno 2013

Quel che non strozza...

Interno giorno, Villa Microbica.
-9 al trasloco, scatoloni come se piovesse. Provo quasi un sottile piacere nel rispondere sempre più spesso a Papà Gabbiano: mi spiace, l'ho già messo nella scatola, cerca di arrangiarti con altro. Forse non siamo messi così male, mi sta tornando il buonumore.

Dicevamo? Ah già, è mattina, la seconda poppata della Gattina è terminata e sto impacchettando i calici di cristalli, quelli la cui lucentezza è inversamente proporzionale al numero di volte che li abbiamo usati. Lei sgambetta felice per un po' accanto a me, poi giustamente si scoccia e parte la sirena... uè uè uèuèèè, la Gattina è un essere adorabile, ma ha pur sempre 85 giorni. Il mio Piccolo Uomo è appena tornato da un giro in bici con Nonno Lupone e sta giocando in giardino. Corre da lei, anzi accorre.

Mamma, tanquilla, ci penso io alla soejna. Metto il ciuccio e la coccolo un po'. Lei mi guadda e non piange più.
E così le sue manine morbide e piuttosto sporche le mettono in bocca il tappo, ops ciuccio, e cominciano a scuotere energicamente la culla.

E in un attimo non mi importa più dei suoi capricci e delle sue intemperanze, quasi mi scordo che pur mangiando autonomamente da sempre adesso spesso chiede di essere imboccato proprio nell'istante in cui allatto, chisseneimporta se mi chiama cento volte al giorno.

Questi suoi slanci mi fanno dimenticare tutto e pazienza se il ciuccio era tutt'altro che pulito... come si dice? Ah, già, quel che non strozza ingrassa!

giovedì 18 aprile 2013

#ChiacchiereCoiPupi: piccole speranze

Guarda Piccolo Uomo, adesso proviamo a mettere la Gattina dentro alla fascia, proprio come portavo te da piccolino! Adesso ti faccio anche vedere una tua foto nella fascia!

Sììì, fammi vedee. Mamma, mamma... dove è la soejna? Dentro la tua pancia?!?

No, tesoro, la sorellina ormai è uscita dalla pancia ed è qui con noi, ehm ehm.



martedì 26 febbraio 2013

Invisibile agli occhi

Lo so da sempre, ma ogni tanto me ne dimentico.

Ci penso ogni volta che, prima di uscire, mi specchio frettolosa in camera da letto, grazie a quella parole stampate al fondo dell'ovale d'argento:
Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.
Antoine de Saint-Exupéry




mercoledì 13 febbraio 2013

Qui e ora

Una serata soli io e lui. Senza Papà Gabbiano al lavoro fino a notte fonda, come adesso capita almeno una volta a settimana. Senza nonni a darci una mano. Con l'Intrepida presente, ma al momento ancora bella silenziosa dietro al mio ombelico.

Oh se ne abbiamo passate di serate così, quante! Cinque alla settimana per undici mesi. Serate terribili in cui avrei venduto un rene pur di potermi semplicemente sdraiare sul letto a leggere un libro, senza più udire un pianto straziante nelle mie orecchie o dovermi alzare cento volte per tenere una manina e cullarlo per accompagnarlo di nuovo verso il sonno. Serate in cui ho imparato a contare mentalmente fino a 500/600 pur di focalizzare i pensieri su qualcosa che non fosse farlo al forno. Serate in cui il rito pappa-ciuccio-libro-canzoncina-nanna sembravano essersi inceppate. Nottate in cui bisognava puntare la sveglia ogni ora per misurare la febbre, perché se alle 21 il termometro segna oltre 39 la situazione non può che peggiorare. Quante, oh quante!

Però... c'è sempre un però, ci sono state e ci sono serate come stasera, dove è un piacere godere della reciproca compagnia, dove i capricci si trasformano in una risata, dove il tempo scorre leggero e l'aria è fresca.

Questa sera ci siamo divertiti, a tavola ci siamo raccontati la giornata e fatte le nostre confidenze (sì, si può parlare anche con un duenne, ve l'assicuro, basta provare ad ascoltarlo), abbiamo fatto una carezza alla sorellina e lui le ha voluto dar da bere col suo bicchiere appoggiato al mio ombelico, abbiamo ballato e cantato davanti alla tv (in 35 anni è la prima volta che non faccio zapping davanti a Sanremo, ma lui adora la musica). I suoi occhi brillavano quando mi ha detto: mamma, sei come quella ragazza lì in tv... e io lo so che era un gran complimento. Roba da restarci secca. Eh lo so, è un pensiero da madre di maschio ;)
Serate in cui senti di esistere, di essere qui e ora.

Serate che mi fanno pensare che no, non mi son buttata a fare il bis perché come dico scherzando sono smemorata. È l'opposto, io non dimentico affatto la fatica né da dove arrivo o la mia storia.
È solo che sto persino imparando a godermi il presente. Incredibile, eh?

venerdì 25 gennaio 2013

Countdown

Sembrava non avesse capito. O semplicemente avesse deciso di ignorare la cosa, tanto in fondo Nonno Lupone passa tutti i giorni, in ludoteca ci si va comunque, mamma continua ad uscire per andare a yoga o a cena con le amiche.
Sembrava deciso a non raccogliere l'amo lanciato da tutti noi, che ci aspettavamo fuochi d'artificio e balli sfrenati di gioia, come se la novità dovesse per qualche strano motivo emozionare più lui di noi.

E invece no. Piccolo Uomo è l'adorabile testone riflessivo che già da minuscolo mostrava di essere. Lui ha soppesato, ascoltato, soprattutto osservato le nostre reazioni.

I primi 2 giorni ha adottato la tecnica dell'angioletto, sorprendendomi continuamente e facendomi illudere che i capricci per vestirsi/lavarsi le mani/assaggiare qualcosa di nuovo/etc etc fossero sorpassati. Intanto mi sembrava di sentire il rumore dei suoi pensieri: strano, mamma non fa una piega, resta lì, mmm.

I 3 giorni successivi, oggi compreso, siamo passati alla versione diavoletto: no, niiijente, no faccio, no vengo, no vojo, no no no . Fino a punte di autolesionismo come quando mercoledì ha deciso di passare 40 minuti seduto ad osservare gli altri bimbi invece di giocare con loro, col suo irresistibile muso da lupetto imbronciato, solo perché mamma si rifiutava di tenerlo in braccio per tutta l'ora di psicomotricità.
Intanto continuavo a sentire il rumore dei suoi pensieri: strano, mamma non fa una piega, resta lì, mmm.

Poi mi sono ricordata.
Della frase detta en passant al suo adorato papi, una sera a cena, così in leggerezza, tra uno spicchio di mandarino e un sorso d'acqua: sai papi che desso mamma ta con me? No lavora

Direi che - come sempre - ha capito benissimo, solo che lui non è tipo da fuochi d'artificio o balli sfrenati.
Lui sa che ormai mamma resta a casa, vicina vicina, anche se ci ostiniamo a non voler stravolgere troppo i ritmi e a mantenere la routine con i nonni. Per me stava solo cercando di farsi un'idea più precisa, il quadro della situazione.
È ufficiale: la sottoscritta è in maternità da ben 5 giorni, si gode la quiete prima della tempesta, ma già ad annusare l'aria qui si sente aria di rivoluzione.

PS di servizio: no, non abbiamo ancora deciso il nome. Per pietà, non chiedetemelo anche voi, lo so siamo due sciagurati, ma le siam toccati in sorte noi.

PPS: segue foto di cosa intenda Piccolo Uomo per tae vicini vicini ... la macchia grigia è la mia panza vista dall'alto!


lunedì 24 settembre 2012

Il cavallo bianco, ovvero la sottile arte di aggirare l'ostacolo

Dove eravamo rimasti? Ah, già: il piccoletto fa il suo ingresso ufficiale nei famigerati terrible twos e noi, incoscienti quanto ottimisti, siamo ormai lanciati verso nuove avventure.
Ve l'assicuro, a volte capita: il bottone dei jeans che fatica a chiudersi ne è la prova. Capita di desiderare da sempre qualcosa e di ottenerlo così, senza quasi pensarci, senza salire a piedi scalzi la montagna o focalizzare a lungo dove vuoi arrivare. E ancora non sembra vero, perché se da bambina impari che senza sudore e impegno non si ottiene nulla, finisci per crederci davvero: oggi direi che a volte va così, ma non sempre sempre, e una buona dose di fortuna e incoscienz leggerezza possono essere la carta vincente.

Torniamo ai terrible twos. Raramente mi lagno sul blog, ma tante volte mi chiedo se Piccolo Uomo abbia finalmente fatto amicizia con le parole solo per argomentare meglio i suoi no, perché vi assicuro che la sillaba sì  deve aver fatto la stessa fine di una tessera del puzzle dell'orso: sicuramente è da qualche parte in casa, ma risulta dispersa e introvabile.

Piccolo Uomo è un gran furbo o, se preferite vederla come zia Ecca, intelligente. A 15 anni mi farà a pezzettini, brr, o forse anche prima come questa mattina commentava sorridendo una collega.
Questi i fatti, giudicate voi: stiamo finendo di cenare in una di quelle meravigliose e rare sere in cui siamo tutti e 3 contemporaneamente seduti a tavola, Papà Gabbiano si sa, lavora lontano e spesso arriva tardi. Piccolo Uomo scende dal seggiolone dopo aver spazzolato tutto, mentre noi stiamo ancora sbucciando la frutta.

Mamma, tanco sono. Vojo ciuccio. Ciuccio vojo.
Tesoro, stai facendo nanna? No, allora lo sai, niente ciuccio. Dopo, insieme al pigiamino.
No, no. tanco tanco. Vojo ciuccio.
Amore, dai inizia a giocare da solo, tra poco arriviamo.
No, noooo...
Amore, la mamma ti darà il ciuccio quando tu le porterai un cavallo bianco. Vedi Papà Gabbiano, è inutile farsi trascinare a far braccio di ferro, molto meglio distrarlo col sorriso.
- silenzio per qualche minuto, poi dal soggiorno arriva una vocina sottile -
Caallo mamma, potto io - sospiro di fatica - Caallo mamma, potto io - sospiro di fatica - Caallo mamma, potto iooooo.


Tempo zero e sotto la mia sedia c'è il pesante cavallo a dondolo di Piccolo Uomo.
Mi son messa a ridere e ho tentato di spiegargli che il suo cavallo di legno non è bianco ma tutto colorato, ma son crollata davanti ai suoi occhioni sgranati di stupore, che gli ho letto nel pensiero:  già la mamma fa richieste imbecilli, se adesso si mette a cavillare sui colori...



Fine della storia: Piccolo Uomo ha avuto il suo ciuccio e Papà Gabbiano ancora ride di me, ah ah.

  

lunedì 3 settembre 2012

Ciao piccoletto

Ciao piccoletto,
ma lo sai che cresci che è una meraviglia?

Forse sei troppo piccino per notarlo, ma io ti osservo moltissimo.
Starti accanto è godersi uno spettacolo, sono mille le immagini che ho in mente: le manine smilze che fingono di coprire gli occhi mentre invece sbirci quando giochiamo a nascondino con il drago, gli urletti entusiasti ogni volta che suona il campanello di casa, fosse anche solo il postino, i piedini che battono ritmicamente quando quel che fai ti emoziona veramente, la cauta ammirazione con cui osservi i bambini grandi, che va bene anche farti picchiare purché ti prendano in considerazione, e più tardi cerchi di imitarli.

E poi mi fanno una tenerezza incredibile i silenzi e sorrisi al telefono, proprio tu che passi ore a fingere di telefonare con un rotolo di carta igienica piegato a metà, gli occhi che si abbassano e le manine che si intrecciano quando l'emozione si fa troppo forte. L'orgoglio che lampeggia  negli occhi come fulmine per una "pipì come i gandi", i disegni pieni di colore a riempire tutta la pagina per raccontare una finestra sul mondo fatta di cavalli, nuvole, tanta tanta erba da tagliare e popolata sì da nonni, mamma e papà ma anche dalle belle e bionde amiche di mamma (!), le chiacchiere, che finalmente sei partito come un treno e ripeti tutto quel che senti, ma tutto tutto tutto specialmente quello che i grandi si dicono a bassa voce tra di loro, le tue canzoncine incomprensibili del dopo-cena quando suoni la tovaglia come fosse un pianoforte, le risate di pancia quando stai per crollare dal sonno (esattamente come me dice il tuo papà, gulp!) e la tua irrefrenabile passione per i puzzle.

Che poi, non credere, non sono rimbambita del tutto.
Ho ben presente anche i capricci per vestirti o infilare un pannolino, l'indifferenza e i musi lunghi quando prendo del tempo per me (tanto non mollo, fattene una ragione, avevi 21 giorni quando ho ripreso ad andare a yoga  e poco più di un mese per il cinema con le amiche e pazienza se le tette scoppiavano di latte, la mia testa è più dura, désolée), i no decisi che ho già capito è meglio aggirare piuttosto che reprimere, la testardaggine nel non chiedere scusa quando sbagli (accidenti come mi assomigli, brr).

Sul momento mi spazientisco, altre volte mi arrabbio, ti chiamo con il tuo nome tutto intero e se hai superato il limite aggiungo il cognome e ti porto sulla seggiolina su cui rifletti sulle tue birbonate. 
Ma il punto è che se da una parte sento la responsabilità di esser la tua mamma e indico la strada, propongo un percorso, provo a contenerti quando esageri, che se i limiti non te li insegnano i grandi come si fa... dall'altra sono orgogliosa delle tue intemperanze, del tuo carattere che da docile e malleabile sa diventare deciso e testardo, perché mi accorgo che cresci, che sviluppi pian piano la tua personalità, che ti stacchi da me per diventare la meraviglia che sei. Unico, come tutti noi.

E pazienza se questo è uno di quei post di cui ti vergognerai da grande, che tanto lo so, se mai rileggerai queste parole tra qualche anno fingerai di non averle scovate e, se mi va bene, ti farai una  bella risata alle mie spalle o, se mi va male, me le rinfaccerai durante una bella litigata, che tanto abbiam fatto tutti così e questa è la strada per crescere.

Io son fatta così, sono il cuore-di-burro che oggi ha convinto il tuo papà a comprarti un biglietto di auguri e a scrivertelo, cosa vuol dire che non sai leggere, imparerai, e la scatola dei tuoi biglietti è già bella piena. Sono la matta che di notte scrive sul blog e pasticcia con Photoshop per stampare una tua foto. Sono la mamma chakrista che osserva il mondo e scova i segni per leggerne il Senso. Sono quella che ti è capitata in sorte (e che forse che ti sei scelto, ma questo è un altro discorso).
 
Tanti auguri piccoletto, per i tuoi 2 anni.
Sembrano pochi e invece sono il secondo tassello di uno dei tuoi amati puzzle, e il bello è che tutto è ancora da inventare.
Con amore, la tua mamma

PS di servizio: la mia vacanza dal blog di quasi un mese è stata dettata in parte dalla mia pigrizia, molto dalla mancanza di rete (ci sono posti in Italia - sperduti quanto autentici - in cui non si riesce nemmeno a inviare una foto, e chi se lo ricordava più che si può vivere benissimo anche senza essere connessi?) e in parte dalla leggerezza e dal silenzio interiore che cerco di fare.

domenica 5 agosto 2012

Week-end e colori

Week-end di camminate in montagna: piedi nell'erba e testa tra le nuvole. Tempo solo per correre, portare a cavalluccio Piccolo Uomo, inseguire la palla, cercare ovunque i cavalli, mangiare e oziare, soprattutto.

Tempo per noi tre, che è sempre così poco e forse per quello è così prezioso. Tempo per chiacchierare senza fretta con gli zii e ammirare gli occhi grigio-perla di Scricciolo spalancati sul mondo e incuriositi da Piccolo Uomo, interessante come solo i cugini grandi sanno essere.

Tempo per tornare a casa in treno in due, solo io e il piccoletto, pensando ai tanti viaggi in treno che abbiamo fatto insieme da quando è nato, che ormai mi sento la regina dell'intrattenimento bimbi-in-viaggio. Nonostante Scenne? Pati? (trad. Scendiamo? Arrivati?) ad ogni fermata del treno, ehm ehm.

Tempo per disegnare, che nella nostra vita c'è sempre spazio per nuovi colori.

domenica 29 luglio 2012

Un battito di ciglia

Non sono sparita, è solo che la mia mente è ancora in vacanza: i miei pensieri rotolano tra le onde e ogni tanto si stendono al sole ad asciugare, tutto qui. La mente ha semplicemente deciso di ignorare i piedi, che invece son qui a portarmi in ufficio ogni mattina, dove le mani ticchettano rapide sulla tastiera, tra una scocciatura e l'altra, tra una bella risata e tante inquietudini.

Nel frattempo venerdì sera è successo qualcosa di speciale a casa, una cosa che mi ha fatto davvero emozionare. Tanto che ci ho messo tre giorni per decidermi a scriverne sul blog
Perché scriverne è un po' come ammettere di aver smarrito qualche neurone, scordato le preoccupazioni di lavoro e, soprattutto, significa ammettere di essere spesso totalmente rapita dalla meraviglia del piccoletto.

Adesso ve lo dico... venerdì Piccolo Uomo ha fatto per la prima voltà pipì nel vasino. Inaspettatamente, lui che è sì un tipo piuttosto adattabile, ma va cauto con i cambiamenti. Lui che ha 22 mesi o poco più. Lui che solo a volte dice pipì, e spesso dopo averla fatta.
Ed è solo una pipì. E magari ci vorranno mesi per togliere il pannolino.

Ma in quel momento mi sono nuovamente resa conto della meraviglia che mi è toccata in sorte: crescere un Piccolo Uomo in autonomia, incoraggiarlo e sostenerlo nel diventare indipendente.

Che dalla pipì nel vasino alle prime vacanze da solo con gli amici sembra esserci molto spazio e invece, lo so, sarà solo un soffio o un battito di ciglia, ma è davvero una delle cose che più mi interessano al mondo.

venerdì 6 luglio 2012

#Appunti di viaggio: come sedurre la vicina di ombrellone

Chi mi conosce mi avrà già sentito ripetere questa frase: sono contenta di crescere un uomo, secondo me è un esperimento sociologico.

Solita esagerazione da primipara? Orgoglio mammesco all'ennesima potenza? Ancora peggio, brr... è forse la prima tappa del lento declino da donna tutto sommato evoluta ed emancipata a madre sottomessa di maschio, una vera e propria categoria a sé a quanto pare? Doppio brr... Fingiamo che non sia così, altrimenti mi sento male. Avvisatemi in caso, mi raccomando!

Dicevo... ecco, a parer mio crescere Piccolo Uomo offre un'occasione irripetibile per osservare da vicino l'universo maschile in formazione.

Che poi - ve l'assicuro - son sempre stata la prima a far storie sostenere in maniera decisa che esser uomini o donne non vuol dir nulla, conta che persona sei. E ancora ne son ben convinta.

Il punto è che Piccolo Uomo è un tipo tranquillo, riflessivo, vivace appena prende confidenza con l'ambiente, ma inizialmente cauto.
Qui al mare ogni giorno cambiamo spiaggia, vicini d'ombrellone, ristorante etc. perciò inizialmente è timido. Ad esempio osserva gli altri bambini e solo dopo un po' li avvicina.

Ma c'è un ma, un'eccezione.
Se nei paraggi c'è una bella ragazza tra i 7 e i 25 anni, possibilmente bionda, lui si trasforma, sembra prender coraggio e diventa persino sfrontato: parte facendo gli occhi sornioni del Gatto con gli Stivali, poi fa il buffone e parlotta pur di attirare l'attenzione, si sbraccia per regalar disegni, si mette a giocare a palla sul lungomare dicendomi mamma, bia! (ndr mamma vai via!), fa persino il gradasso tra le onde sfoderando insolitamente sorrisoni e risate.
Ovviamente viene ricambiato con sorrisi e mille attenzioni. E sì, capitava già a casa, ma qui ancor di più.

E io mi chiedo e vi chiedo: ma può un Piccolo Uomo di soli 22 mesi già comportarsi così? Trasformarsi decisamente davanti a una ragazza più grande?

E anche se rido di gusto notando che fa così solo con ragazze una più carina dell'altra... vi supplico, ditemi che non sono del tutto rimbambita e che non stanno per ammettermi ad honorem tra le madri sottomesse di maschio!
Ditemi, vi prego, che sono ancora recuperabile e soprattutto che avrei reagito allo stesso modo davanti a una Piccola Donna ai suoi primi tentativi di seduzione. Ecche!!!

Dietro ad un uomo così così spesso si nasconde una madre altrettanto così così... Riuscirò a crescerlo libero da stereotipi e ruoli predefiniti?
Voi come fate?

martedì 3 luglio 2012

#Appunti di viaggio: Minorca, tre anni dopo

Prima: chiedersi dove diamine sia finita la collana colorata, quella perfetta sul top rosso fuoco che indossi solo al mare, e cercarla ovunque altrimenti è davvero impossibile chiudere la valigia.
Dopo: interrogarsi a lungo sul perché magliette così piccole occupino tanto spazio e arrendersi di fronte all'evidenza che i body senza maniche non sono MAI abbastanza.

Prima: entrare in libreria per comprare l'ultima edizione della Lonely Planet, leggere racconti e recensioni di viaggio, fantasticare sui commenti scovati in rete su calette mozzafiato e ristoranti romantici fuori dalle rotte turistiche.
Dopo: sperare che il semaforo resti rosso per altri 30 secondi, mentre nella pagina dei commenti di Booking.com selezioni la voce "famiglie con bambini piccoli", giusto il tempo di leggere un paio di recensioni (argh, l'hotel non è più solo un luogo di rapido passaggio tra la spiaggia e la serata).

Prima: comprare una crema solare fattore di protezione 8, tanto la pelle è già ambrata di suo.
Dopo: scoprirsi improvvisamente docile come un agnellino quando la farmacista ti convince ad acquistare la protezione 50+ per il piccoletto e la 30 per te, ovviamente della marca più costosa.

Prima: divertirsi, sognare, leggere e sentirsi leggera, spostare l'orizzonte dieci passi più in là, godere del bello e del nuovo insieme all'altra metà, il Gabbiano non ancora Papà.
Dopo: divertirsi, sognare, leggere e sentirsi leggera, spostare l'orizzonte dieci passi più in là, godere del bello e del nuovo insieme all'altra metà, Papà Gabbiano. E all'insolitamente scatenato Piccolo Uomo of course.

Cambia tutto, ma non cambia nulla. E la MERAVIGLIA forse sta proprio in questo!

E voi, cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza?

giovedì 31 maggio 2012

3 semplici cose

1. Il rispetto non si vende e non si compra. Si impara da piccoli a rispettare e esser rispettati. Comunque c'è sempre tempo per imparare.

2. L'aggressività è sopravvalutata. Non aggredire il prossimo è una scelta, non solo una questione di indole.

3. Preferire la strada diritta alle scorciatoie spesso comporta più fatica, ma la soddisfazione di arrivare così al traguardo è impagabile.

Se leggete questo blog avrete intuito che Piccolo Uomo ha una mamma forse fuori dal tempo, ma che cerca di insegnargli queste tre semplici cose. Così magari è la volta buona che le impara pure lei.

E voi, come cercate di insegnare il rispetto ai vostri figli?
Tutti i consigli sono ben accetti!

mercoledì 9 maggio 2012

Occhiali inutili

Si vede che corri tutto il giorno, sei proprio dimagrita, voglio dire: sei in forma, non sciupata.
Un fiore, sei un fiore!
Sicura di star bene? Ma sì, forse mi sembri diversa dal solito... sarà il nuovo taglio di capelli?
Ti vedo radiosa, la maternità ti ha proprio donato.
etc etc etc

Ok, lo so, metà son frasi dette così, tanto per dire. E so anche che dietro ai chili finalmente lasciati per strada ci son più che altro le energie spese per conciliare lavoro-famiglia-tempo libero e i troppi pasti saltati. Magari in qualche caso c'è anche un pizzico di invidia.
Però son settimane che mi sento dire le stesse frasi. Le stesse parole ripetute dal panettiere, dall'amica di sempre, dalla vicina di tappetino durante la lezione di yoga, persino dalla collega che da 10 anni incrocio nei corridoi e di cui proprio non ricordo il nome.

Ad esser sincera sono anni che non mi sentivo così. Anni! Mi guardo allo specchio e vedo una donna energica, sorridente, a tratti sicura, capace di scacciare i brutti pensieri nel giro di un pomeriggio, finalmente decisa a metter il naso fuori dalla tana per iniziare a dire la sua.

E secondo me la maternità non è affatto la panacea di tutti i mali, né una medaglia da appuntarsi al petto, tantomeno un obbligo sociale o un dovere.
Ogni tanto mi sento una madre terribile, di quelle che sbagliano l'A-B-C, di quelle che chiamano disperate SOS Tata. Altre volte rimpiango la mia vita precedente, quando potevo decidere all'ultimo cosa fare mezz'ora dopo. Altre ancora sono pigra e vorrei stendermi sul divano e non pensare a niente.

Resta però un dato di fatto: le persone intorno a me mi vedono diversa, e credo non si riferiscano solo al mio aspetto esteriore. Soprattutto io mi sento diversa, cambiata, forse cresciuta.

Il punto è che da 20 mesi io e Papà Gabbiano conviviamo con un'altra persona: Piccolo Uomo.
A costo di sopportare qualche sguardo di commiserazione, lo ripeto convinta: è una piccola bomba ad orologeria lanciata in casa che improvvisamente riempie tutti gli spazi e crea nuove geometrie. Impossibile non accorgersi che lì sotto c'è nascosto il potenziale di una persona, molto probabilmente diversa da come immaginavi, da come speravi, da come sei tu.
E allora ti vien voglia di ridisegnare te stessa.

Questa sera, mentre lo guardavo scivolare nel sonno, un pensiero buffo mi è passato per la mente:  sono miope da oltre 20 anni, senza occhiali non metto bene a fuoco gli oggetti lontani, ma da quando ho incontrato Piccolo Uomo non ho più paura di guardare l'orizzonte: il futuro non è poi così sfocato.

Da qui in poi sto nel futuro (Elisa, Nottetempo)

giovedì 3 maggio 2012

Tsunami e altri cambiamenti

Eh, lo so. Se un blog non è utile o davvero interessante che almeno sia divertente, funziona così.

Il mio, ormai lo avrete capito, è diverso, più sul genere riflessioni in libertà.
Son fatta così. Il guaio è che proprio non mi riesce di far diversamente, verso sera mi fermo e incomincio a osservare in dettaglio quel che mi è successo: cosa, come e soprattutto perché.

Oggi, ad esempio, lo sapevo che la mia giornata sarebbe stata un delirio. Non a caso alle 7, dopo la doccia, sceglievo un olio per il corpo alla lavanda. Che se prima di colazione scegli un olio rilassante, beh un motivo ci sarà.

Solo che poi è stato peggio di come immaginavo.
Al lavoro corse inutili, energie sprecate, in ritardo su tutto.
Rientro a casa in bus, estenuante.
Pomeriggio continuamente interrotto da telefonate di lavoro, che ve l'assicuro non sono un cardiochirurgo.
Energie in calo, prossime allo zero.

A questo punto di solito finivo per buttarmi esausta sul divano. Incupirmi. E invece oggi no.
E credo di sapere il perché.

600 giorni fa qui da noi c'è stato lo tsunami, qualcuno ha aperto la porta di casa e lanciato dentro una bomba: 3,2 kg di Piccolo Uomo.

Dallo tsunami sono cambiate tante cose, ma soprattutto son cambiata io.

Oggi non mi sono incupita, anzi ho pensato che prima di cena ci volesse una sferzata d'energia, qualcosa che impegnasse mani e cervello e così, io che davvero non sono un'artista, ho coinvolto Piccolo Uomo in vari lavoretti manuali: collage, disegno, pasta di sale.
E ci siamo rilassati. Complici. Abbiamo trovato uno spazio nostro dove pasticciare in libertà.

Sono proprio cambiata.
600 giorni, che poi son 20 mesi: auguri, Piccolo Uomo.

lunedì 30 aprile 2012

Le 3 cose che ho capito sui papà da quando sono mamma

Domenica, ore 12, interno villa microbica (ndr casa nostra)
Pa-pà... pa-pà.... pum-pum-pum..... pa-pàààààààà!
Immaginate la vocina vellutata e suadente di Piccolo Uomo, i suoi occhioni neri che scrutano oltre il vetro della finestra, la manina che batte ritmicamente ad attirare l'attenzione di Papà Gabbiano da poco in giardino.
Il teatrino funziona: papà si gira e fa una boccaccia, il piccoletto ride.
Immaginate me che li guardo e sorrido.

Lunedì, ore 15.30, interno villa microbica. Un lunedì come tanti altri
Non-no, nonno, (d)ai.
Immaginate di tornare a casa dal lavoro e trovare giochi sparsi ovunque, Piccolo Uomo sdraiato sul tappeto accanto a Nonno Lupone seduto sulla seggiolina Ikea, così impegnati ad impilare cubi e costruire la torre perfetta da non accorgersi della mia chiave che gira nella toppa.
Immaginate me che lì guardo e sorrido.

Il primo pensiero è: ecco perché alla seggiolina Ikea continua a staccarsi una gamba!
Il secondo: ma guardali qui gli uomini della mia vita, nei tre formati: piccolo, medio e grande.

Del formato mignon, penso di aver già detto abbastanza, questo blog in fondo parte da lì.
Fermiamoci un attimo sugli altri due: Papà Gabbiano e Nonno Lupone, che oltre a essere mio papà è anche la persona che principalmente si occupa di Piccolo Uomo mentre sono in ufficio.
Di loro ad oggi ho detto poco, anche se ci sarebbe molto da dire. E molto credo dirò, ma più avanti.

Oggi invece penso al tema del blogstorming di questo mese, che in fondo è per me l'occasione di fermarmi ad osservare e a riflettere.
Ta-da-da, una cosetta leggera, il tema è: Uomini. Padri.

Ecco. Queste son le 3 cose che ho capito sui padri da quando son diventata mamma:
1. un papà non è una mamma, è qualcosa di diverso e complementare: sente e agisce diversamente, ama con pari intensità.
Papà Gabbiano è l'esempio di come uno spirito ribelle e allergico alle costrizioni possa serenamente convivere con un'indole da chioccia e compiti da mammo.

2. i papà possono essere i migliori alleati delle mamme e aiutarsi a vicenda è la strada per costruire una famiglia.
Sono grata a Papà Gabbiano perché, anche se ogni tanto cadiamo in errore, condivide passione e impegno nel crescere al meglio Piccolo Uomo. E i piccoletti son delle spugne, altroché se si accorgono di quel che succede tra mamma e papà.

3. un papà che diventa nonno è un sentiero nuovo da esplorare.
Nonno Lupone è l'esempio di come diventare nonni porti energie, speranze e prospettive nuove, e di come si possa sperimentare e scoprire qualcosa di inedito anche in ruoli consolidati.

Stop. Mi fermo. Piccolo Uomo reclama la mia attenzione.

Concludo chiedendomi: cosa farei senza i miei uomini nei tre formati?!?
E voi, cosa ne pensate?
Mamme, papà, nonni, quali sono le 3 cose che avete capito sugli uomini diventati padri?

Questo post partecipa al blogstorming.